CONSEGUENZE PERICOLOSE ( 4 )
Interviene Paolo Borchetta
Caro Generale,
Mi da’ un immenso piacere rivederti ancora in “prima linea”.
Vorrei solo mandare un breve messaggio di apprezzamento personale, nonche’ ricambiare gli auguri, all’ amico Frasson per il suo recente articolo in risposta alle mie considerazioni. Raramente, piu’ di frequente nel nostro sito, si ha la fortuna di leggere la nostra lingua cosi propriamente utilizzata per esprimere, con chiarezza, concetti ed idee.
Riconosco che, dopo 30 anni di assenza, le cose siano cambiate, sembra in peggio purtroppo. E qui’ mi rifaccio ancora alla saga di Don Camillo e Peppone, i cui film conservo ancora gelosamente in oramai vetuste video cassette. Il film e’ il famoso “Il Compagno Don Camillo” nella scena in cui Peppone ritorna in canonica non come “sindaco”, ma come “Peppone” per informare Don Camillo della possibilita’ di far scappare i due rifugiati Russi attraverso un tunnel situato sotto la canonica e condurli al treno per Genova. Ai ringraziamenti dei Russi, Peppone ribatte:”Io voglio continuare a credere alla mia Russia!”.
Avvicinandomi al mezzo secolo non mi illudo che l’Italia sia ancora quella di quando (un piccolo esempio) essere puniti dalla maestra a scuola era niente al confronto di quello che mi aspettava a casa; e le sentenze che incriminavano l’amorevole ceffone del Papa’ erano ancora lontane.
Rimane il fatto che il “commercio” (con riferimento ai bottegai) non e’ un’ arte che mi attira. Mi chiedo se esiste ancora la conoscenza del fatto che la famiglia e’ la cellula su cui si basa il tessuto sociale di ogni paese; se le generazioni diventano quello che diventano, sara’ anche colpa dei media e della societa’ ma e’ anche parzialmente colpa di chi le educa.
Al sistema si chiede di tutelare i giovani contro gli abusi e supportare l’insostituibile lavoro dei genitori, non di sostituirsi ai genitori; anche perche’ questa tendenza del sistema al proporsi come sostituto del libero, responsabile, agire e decidere dei cittadini puzza un pochino di dittatura “soft” un bene di largo consumo nei posti in cui vivo.
Qui’ dove vivo, tra le tante sfortune, una delle poche fortune e’ che mi posso costruire la mia piccola societa’ Italiana con alcune regole alla vecchia maniera a cui non si ammettono deroghe.
Concordo che noi Italiani siamo individualisti per natura, anche se francamente mi sembra da lontano osservatore, che l’individualismo come lo conoscevo io sia morto e sepolto visto che bastano due tette e un derby per farci guardare da tutt’ altra parte da quella da cui dovremmo. L’individualismo genuino come lo conoscevo io e’ quello del libero pensiero critico, su questa base nascono poi le aggregazioni. Mi sembra che oltre al commercio ci stiamo indirizzando verso la pastorizia (con riferimento al gregge), ma sempre di economia si tratta………..
Manchera’ poi un po’ di autodisciplina ma personalmente considero la nostra capacita’ (se ancora esiste) di non essere totalmente dipendenti da questa o quella leadership un pregio.
Chiediamo che il sistema ci partorisca piu’ Frasson, piu’ Merlino, piu’ Capone e meno …………….., al resto ci pensiamo noi genitori e tra parentesi, io non ho l’amante e sono felicissimo con mia moglie; all’antica? Superato? Fesso? Forse; rimane il fatto, per chi considera’ cio’ demode’, che avendo girato il mondo e avendone viste un po’ di tutti i colori e foggie, alla fine la migliore e’ mia moglie.
In conclusione un consiglio a chi considera’ avere l’amante “cool”, forse avrebbero fatto meglio ad uscire un po’ piu’ spesso prima di sposarsi (cito il mitico nonno agricoltore in lingua Italiana dato che la stessa frase nel dialetto della bassa non sarebbe da tutti capibile).
Affezionatissimo,
Paolo Borchetta
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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