CONSIDERAZIONI
Ci scrive Iller Frasson……..
………..per riprendere alcuni nostri recenti interventi e ci invia le sue considerazioni in merito.
Cordoglio
Caro Merlino,
vorrei inviare da queste righe una commossa espressione di cordoglio per la morte dei due militari italiani e di affettuosa vicinanza alle loro famiglie.
In questi casi mi piace dire che noi Paracadutisti, meglio, noi militari italiani, in pace od in guerra non lasciamo indietro nessuno!…..Mai!
L’augurio quindi è che in silenzio, sommessamente, con discrezione, lontani da ogni fragore delle grossolanità, ora come fra venti o trent’anni o più, i familiari dei nostri caduti, possano sempre sentire la nostra affettuosa vicinanza garbata, discreta, con una parola o con una mano nel mondo del lavoro, per ritrovarci insieme sempre poi con commozione nelle ricorrenze pubbliche.
Raduno nazionale
Concordo poi con quanto da te espresso sia sui raduni nazionali che, come ci siamo già detti molte altre volte, sulla necessità che ospiti (lo sottolineo volutamente) della festa della Brigata Paracadutisti “Folgore” dell’Esercito Italiano, siano anche piccole rappresentanze delle altre Forze Armate e di Polizia, a simbolo non solo della comune specialità la cui culla è comunque il C.A.PAR. ma di un comune e sentito spirito di servizio in armi.
Nessuno deve pensare che la Festa non sia quella della Brigata con la commemorazione delle sue glorie, ma, ripeto, penso che in ogni festa vi siano ospiti graditi ed ospiti illustri, che non possono mancare mai, proprio per meglio festeggiare il od i protagonisti dell’evento i quali a loro volta vogliono condividere la loro gioia del momento proprio con gli ospiti.
Mai come ora poi è necessario lanciare un urlo più forte del “FOLGORE”: il “SERRARE”.
Le fila che si vanno sempre più assottigliando vanno serrate sempre di più.
Per quanto riguarda i raduni, tutto ciò che hai scritto mi pare la cosa più logica e sensata, anche se va detto che nel caso il raduno nazionale fosse sempre in Toscana i nostri commilitoni delle isole e del sud sarebbero più svantaggiati rispetto a noi settentrionali.
In alternativa, si potrebbe studiare qualcosa nella culla del paracadutismo italiano, Tarquinia, più equidistante dalle estremità.
Basito
Interessante poi la “lectio magistralis” del signor RONZONI sul tema delle intercettazioni e relativa normativa, forse un operatore del settore, che mi pare corregga la falsa prospettiva d’ottica con cui il problema è stato ingannevolmente presentato all’opinione pubblica.
Chiacchierando con la gente, mi è capitato spesso di sentir esprimere la convinzione che tutti siano più o meno intercettati.
Sarebbe sufficiente fermarsi un attimo a pensare come si fa un’intercettazione e quante persone siano necessarie per ascoltare le comunicazioni anche solo di una persona tutto il giorno per più giorni, per rendersi immediatamente conto di come tale convinzione sia distante anni luce dalla realtà.
Il problema non sono quindi le intercettazioni telefoniche, direi INDISPENSABILE strumento di indagine anche per i reati minori (si pensi solo alle minacce o molestie telefoniche) ma la creazione di una giustizia mediatica alternativa a quella giudiziaria mediante la pubblicazione dei contenuti delle comunicazioni ascoltate nel corso delle indagini.
Questo sistema distorto e illegale, è funzionale a più interessi.
Da una parte la gogna pubblica che sostituisce la pena che non esiste più, con relativa pubblicità ad inquirenti “rampanti”, animati troppo spesso da sacro fuoco “giustizialista” o da smodata ambizione più che da spirito di servizio improntato a sobrietà e discrezione, dall’altra la volontà di mantenere, in nome di un distorto principio di libertà di stampa e diritto di cronaca (???), quanti più giornalisti possibile, che altrimenti potrebbero trovare miglior impiego in altre professioni, ahimè non ugualmente prestigiose e/o redditizie.
Ma vi è di più: le “indagini in diretta”come ad esempio nel caso del rapimento del bambino a Parma o le “indiscrezioni” prontamente trapelate e trasmesse recentemente sulle risultanze dell’autopsia della povera Elisa CLAPS.
Ma dove mai si è visto che un Generale comunichi pubblicamente (quindi anche al nemico) le sue strategie, la qualità delle sue armi e della sua logistica ed i movimenti delle proprie truppe?
Per l’articolo 66 del Codice Penale Militare di Guerra è “rivelazione di segreti militari al nemico” e veniva punito con la degradazione e la fucilazione, ora con l’ergastolo dopo la riforma SCALFARO del 1994. E noi la chiamiamo “moderna immagine e comunicazione” e “libertà di stampa”?
Mah…
Da dinosauro vorrei poi infine ricordare come sia ancora in vigore il più generico articolo 326 del codice penale “rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio” e come non proprio molti anni fa, quando non c’erano i computers e gli arredi erano molto meno eleganti, ma rigorosamente chiusi sempre a chiave, sui telefoni neri e grossi di tutto il settore pubblico vi era addirittura una piccola etichetta con la dicitura “e’ vietato trattare argomenti classificati per telefono”.
Forse bisognerebbe fermarsi tutti quanti un momento, riflettere e fare qualche passo indietro prima di finire di nuovo all’8 Settembre…………
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A cura di Framer
per conto di Osservatorio del sito www.congedatifolgore.com
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