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Pubblicato il 04/11/2020

4 NOVEMBRE 1918 – DATA DELLA VITTORIA DELL’ESERCITO ITALIANO SULL’ESERCITO AUSTRO-UNGARICO

“Tra l’inazione e la sconfitta, preferisco la sconfitta. Si muova!”, aveva telegrafato a Diaz il presidente del Consiglio, Vittorio Emanuele Orlando


Il 4 novembre 1918, nel pomeriggio , a Padova, Villa Giusti, fu firmato l’armistizio che sancì la fine della Prima guerra mondiale. Fu la battaglia di Vittorio Veneto che portò alla resa del nemico che rappresentò la rivincita dopo Caporetto.
L’ultimo scontro degli italiani con l’esercito austro-ungarico cominciò il 24 ottobre 1918: a un anno preciso dalla sconfitta attribuita a Cadorna.
Fu il generale Armando Diaz, che lo aveva sostituito al comando, ad iniziare i combattimenti sul Piave e sul Monte Grappa.

Vittorio Veneto, la cittadina veneta che diede il nome alla battaglia, era solo il principale obiettivo, ma non l’unico, del piano del comando italiano. Diaz, fu costretto ad agire quando si seppe che il 4 ottobre le potenze centrali avevano inviato una richiesta di armistizio al presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson.

Senza l’attacco sarebbe sfumato il desiderio di recuperre il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia, parte della Dalmazia e la penisola istriana con l’esclusione di Fiume che nel 1915 erano stati promessi all’Italia col Patto di Londra in cambio del suo ingresso in guerra.

Dopo alcuni giorni di duri combattimenti l’esercito italiano riuscì ad attraversare su ponti di barche il Piave, reso gonfio e impetuoso dalle piogge, e a incalzare il nemico ormai allo stremo e praticamente già in fuga verso i confini dell’impero, liberando così le zone occupate.

Il bollettino della vittoria fu esposto nelle caserme e affisso ai muri delle scuole. Gli storici anglosassoni assegnano un ruolo di secondo piano alla battaglia di Vittorio Veneto mentre il generale Erich Ludendorff, nelle sue memorie, ammise che quella vittoria aveva avuto una notevole importanza storica: se Vienna non fosse crollata, sosteneva, la Germania avrebbe potuto continuare la guerra almeno fino alla primavera successiva, evitando l’umiliante armistizio dell’11 novembre con gli Alleati.

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