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Pubblicato il 04/11/2020

4 NOVEMBRE 1942- FINISCE LA BATTAGLIA DI EL ALAMEIN

Nelle prime ore del giorno 4 Novembre 1942 , la V brigata indiana scatena un fulmineo attacco che ha pieno successo a otto chilometri a sud di Tel el-Aggagir,a Nord del fronte. Montgomery è in piena avanzata e ha aggirato proprio da Nord lo sbarramento anticarro italo-tedesco. Il generale tedesco von Thoma, in prima linea, si consegna agli inglesi: non si è più sentito di condividere il massacro imposto da Hitler ai suoi uomini. Alle 15.30 giunge a Rommel un messaggio: la divisione italiana “Ariete” non esiste più, si è immolata per tenere le posizioni. Gli inglesi hanno aperto una breccia ampia venti chilometri. Alle 8 di sera, quando apprende che la brigata corazzata britannica è già arrivata alla litoranea, Erwin Rommel decide l’unica soluzione possibile: la ritirata.

LA “VITTORIA” DELLA FOLGORE

La Folgore accoglie con sgomento la notizia: la loro parte di Fronte non era stata violata e avrebbero combattuto ancora.L’ordine è di ripiegare verso ovest . Inizia nella notte il doloroso e drammatico ultimo atto dei Paracadutisti, catturati il 6 novembre 1942 con le armi in pugno , assetati, feriti ma non vinti, dopo sessanta chilometri di marcia forzata che ne ha esaurito le ultime energie rimaste.

Erano le 14.35 quando ciò che restava della Divisione Folgore venne catturata dagli inglesi, dopo che i Paracadutisti avevano distrutto tutte le proprie armi e sparata l’ultima cartuccia.
Il rapporto del colonnello Camosso, più alto in grado di quel gruppo di Paracadutisti , terminerà con queste parole:


Non un solo drappo bianco. Nessun uomo ha alzato le braccia. 32 ufficiali e 262 paracadutisti, feriti e stremati, erano ancora nei ranghi, con le armi in pugno, in piedi, quando il nemico li ha catturati privi di acqua e rifornimenti da 7 giorni, e senza munizioni, e dopo avere risposto con l’ennesimo “folgore!” agli inviti ad arrendersi a braccia alzate».
Estratto dalla relazione del Colonello Camosso, riportata da Bechi Luserna ne “I ragazzi della folgore” e da Paolo Caccia Dominioni in “El Alamein 1933-1962

 

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