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Pubblicato il 05/08/2015

8 AGOSTO 1918 : IL COLONNELLO TANDURA SI LANCIA DIETRO LE LINEE NEMICHE

VITTORIO VENETO. Sabato 8 agosto, dalle 20.45 si ricorderà il Tenente Tandura sotto la Loggia del Museo della Battaglia (ingresso libero) con un concerto dei Solisti di Radio Veneto Uno diretti da Giorgio Sini. Presente il Nipote di Alessandro Tandura «Noi abbiamo bisogno di gente che si infiltri tra le file del nemico per osservare e riferire. Il compito è estremamente difficile, non glielo nascondo. Ma io conosco gli ufficiali veneti, so quanto stia loro a cuore di prendere la rivincita di Caporetto. Non entro nei particolari dell’impresa: tenente Tandura, si sente di accettare quanto le propongo?»
Chi scrive è il Colonnello Dupont che propone ad un ardito venticinquenne di diventare il primo paracadutista sabotatore della storia. L’8 agosto del 1918 Tandura si lancia con il paracadute sulle pendici del Col Visentin e per tre mesi svolge azione di spionaggio dal fronte occupato >. Per l’occasione il Museo della Battaglia, che custodisce diverse memorie dell’eroe, rimane aperto al pubblico fino alle ore 20.30. Alle 20 il nipote di Alessandro Tandura offre ai presenti una visita guidata sulle tracce del nonno. Così, in un memoriale degli anni Trenta, il soldato racconta quella notte e «Mi pareva di sognare a trovarmi a quell’altezza e quando meno me l’aspettavo, mi sono sentito precipitare nel vuoto. Ho alzato gli occhi ed ho visto per la prima volta il paracadute aperto. Ho guardato giù ed ho cominciato a scorgere località a me ben note». Da quel momento comincia l’azione che lo porterà sul Col Visentin dove, attraverso piccioni viaggiatori, il tenente Tandura, grazie anche all’aiuto della sorella Emma e della fidanzata Emma Metterle, si manterrà in costante contatto con il comando italiano, consentendo all’VIII Armata di entrare in azione.

Alessandro Tandura  viene catturato dagli austriaci due volte e due volte riesce a fuggire rocambolescamente;  s’impegna in un compito non richiesto ma importantissimo sul piano umano: quello riorganizzare   combattenti  sbandati, considerati  disertori    che, dopo Caporetto, erano stati tagliati fuori dai combattimenti e non erano riusciti, o non avevano neanche tentato, a ricongiungersi con i propri reparti, dandosi alla macchia in attesa di tempi migliori.

Sotto la sua guida si erano organizzati in vere e proprie “bande armate” che costituirono un importante reparto alle spalle degli austriaci, sabotando ponti e ferrovie per far deragliare treni di munizioni e soldati, modificare la segnaletica stradale per creare caos nei trasporti del nemico.

Quando il 30 ottobre si scatenò la battaglia di Vittorio Veneto, le tante “bande” costituite dal Tandura stringeranno gli austriaci nella morsa creata a sud dalle avanguardie dell’esercito italiano ed a nord, appunto, dalle bande.

Alessandro Tandura morirà a Mogadiscio il 29 dicembre del 1937, dopo aver descritto la sua avventura in “Tre mesi di spionaggio oltre Piave”.
tandura.lancio

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