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GRILLO INQUISITO PER ISTIGAZIONE ALLA FORZE ARMATE ALLA DISOBBEDIENZA

Genova, 7 febbraio 2014 – Il leader di Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato indagato dalla procura di Genova per “Istigazione di militari a disobbedire alle leggi”, articolo 266 Cp. Il fascicolo è stato aperto dalla procura genovese (aggiunto Nicola Piacente, sostituti Federico Manotti e Silvio Franz) e segue un esposto del parlamentare e coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti, che stigmatizzava una lettera aperta di Grillo indirizzata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri a non schierarsi a protezione della classe politica italiana.

GRILLO: VIA IL CASCO E UNITEVI ALLA PROTESTA

Raciti ravvisò nella lettera del leader di M5S, appunto, un’istigazione alla disobbedienza e quindi un reato. Lo scritto risale al 10 dicembre scorso e segue le manifestazioni dei Forconi e il clamoroso gesto di alcuni agenti addetti all’ordine pubblico che a Torino, Genova e Milano si sfilarono il casco protettivo. “Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco – scrisse Grillo – si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. è stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari”.

Quindi, sosteneva: “Vi chiedo di non proteggere piu’ questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo cosi’ degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà. In alto i cuori”.

La lettera era indirizzata a Leonardo Gallittelli, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Alessandro Pansa, capo della polizia di Stato e Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell’Esercito italiano. Raciti denunciò Grillo ai carabinieri di Roma, l’esposto fu trasferito alla procura di Roma e quindi indirizzato a Genova. Il reato contestato a Grillo prevede pene da 1 a 3 anni e se commesso in pubblico pene da 2 a 5 anni.

IL GENERALE BERTOLINI IN KOSOVO

Pristina, 6 febbraio 2014. Il Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, ha incontrato, in Kosovo, il personale militare italiano impiegato nella missione NATO Kosovo Force (KFOR).

Giunto a Pristina nei giorni scorsi, il Generale Bertolini è stato ricevuto, nel Quartier Generale multinazionale “Film City”, dal Comandante della Kosovo Force (KFOR), Generale di Divisione Salvatore Farina che, assieme allo staff internazionale, ha presentato la situazione operativa corrente, mettendo in evidenza le operazioni condotte da KFOR e gli impegni futuri. In particolare KFOR, assieme alle altre istituzioni internazionali e locali, garantirà la cornice di sicurezza in occasione delle elezioni del sindaco di Mitrovica nord che avranno luogo il prossimo 23 febbraio.

Il Generale Bertolini ha poi salutato i militari del contingente italiano, esprimendo, nel suo intervento, parole di apprezzamento “per il quotidiano contributo fornito dagli oltre 550 militari, appartenenti alle tre Forze Armate e all’Arma dei Carabinieri, per il mantenimento della pace e della stabilità in Kosovo”. L’Italia è, infatti, tra i principali sostenitori della missione in Kosovo, dove opera dal 1999 per la stabilizzazione di questa delicata zone dei Balcani.

Nel corso della sua visita il Generale Bertolini, accompagnato dal Generale Farina, ha incontrato l’ambasciatore italiano, Sua Eccellenza Andreas Ferrarerese, con il quale ha avuto modo di approfondire l’attuale situazione politica locale e ha visitato il monastero ortodosso di Decane, dove è stato ricevuto dall’Abate Padre Sava. Questo importantissimo luogo di culto, dal 2004, fa parte dell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO ed è sotto la protezione dei militari di KFOR appartenenti al Multinational Battle Group West a guida italiana.

A Mitrovica nord, nella base logistica di EULEX (European Union Rule of Law Mission in Kosovo) il Generale Bertolini ha avuto modo di incontrare il personale italiano del Reggimento Carabinieri denominato Multinational Specialized Unit (MSU, Unità Militare Specializzata Multinazionale) che opera in questa parte del Kosovo a maggioranza serba.

Il Generale Bertolini ha anche effettuato una ricognizione delle principali basi ed avamposti operativi ove sono dislocate le unità multinazionali di KFOR, essenzialmente nella zona nord del Kosovo. Qui i militari di KFOR garantiscono la sorveglianza ed il monitoraggio del territorio con pattugliamenti ed il presidio di specifiche aree ritenute sensibili. In particolare, in corrispondenza di uno degli avamposti di KFOR situato nei pressi della linea di demarcazione amministrativa con la Serbia, il Generale Bertolini ha ricevuto un dettagliato aggiornamento di situazione da parte del Comandante del Multinational Battle Group Est, a guida statunitense.

La visita del Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze si è conclusa a Belo Polje, presso il campo di “Villaggio Italia”, sede del Multinational Battle Group West, dove il Generale Bertolini, accompagnato dal Comandante della Kosovo Force (KFOR), Generale di Divisione Salvatore Farina, ha incontrato gli uomini e le donne del contingente italiano che operano nel settrore ovest del Kosovo al comando del Colonnello Antonio Sgobba.


AFGHANISTAN: 20.000 ORE DI VOLO PER GLI ELICOTTERI ITALIANI DELL’ESERCITO

Herat, 06 febbraio 2014 – Nei giorni scorsi, durante un’attività di volo operativa svoltasi nei pressi della base aerea di Herat – “Camp Arena”, la Task Force Fenice, ha raggiunto il traguardo di 20.000 ore di volo operative in Afghanistan.
La Task Force, l’unità che impiega gli elicotteri del Regional Command West (RC-W)- il comando multinazionale a guida italiana su base brigata meccanizzata “Aosta”, sotto il comando del colonnello Antonio Giovanni Villani, impiega attualmente 21 elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito divisi in tre linee di volo, quali CH-47-“Chinook”, NH90 e A129-“Mangusta” ed è attualmente costituita su base 1° reggimento ‘ANTARES’ di stanza a Viterbo.
Dal 2006 ad oggi il contributo offerto dagli elicotteri italiani ha consentito la movimentazione di oltre 60.000 militari e 5.500 tonnellate di materiali dimostrando di fatto la versatilità e l’utilità di questi assetti aerei nello svolgimento delle diverse tipologie di missione necessarie in questa area.
Il risultato raggiunto, unitamente al supporto tecnico delle linee manutentive dei velivoli impiegati, hanno consentito di garantire l’irrinunciabile cornice di sicurezza per il personale del contingente multinazionale che svolge operazioni sul terreno a supporto delle forze di sicurezza locali, per renderle sempre più efficaci, autonome e sostenibili nel tempo.


BREVI CENNI SULLA CONFIGURAZIONE DELA TASK FORCE FENICE
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La Task Force “Fenice” è l’unità dell’Aviazione dell’Esercito schierata nel teatro di operazione afghano. Si basa su tre diverse linee di elicotteri (A129 “Mangusta”, CH47 “Chinook” e NH90) al fine di ottenere un dispositivo flessibile, bilanciato e dalle potenzialità inedite.
L’ Aviation Battalion soddisfa i requisiti di “Expeditionary & Combat Capabilities” in ambiente non permissivo/ostile, in particolare garantisce:
– interventi a fuoco, di supporto e di trasporto logistico in tutta l’Area di Operazioni;
– supporto alle funzioni operative di Comando e Controllo ed intelligence;
– possibilità di schieramento di una forza mobile, deterrente e sostenibile, fino a medio raggio, in tempi ridotti (QRF);
– assetti in QRA (Quick Reaction Alert) con elicotteri A129 ed assetti in QRF (Quick Reaction Force) con elicotteri CH47 ed un plotone di fanteria, entrambi in grado di intervenire in tempi ridotti, sia di giorno che di notte, in tutta l’area di responsabilità;
– Forward Medevac Team, capacità di eccellenza unica in AOR e in territorio nazionale capace di garantire interventi sanitari d’urgenza nell’immediato essendo imbarcato prevalentemente su NH90 a seguito delle formazioni impegnate in operazione.


IL MINISTRO EGIZIANO PE RIL TURISMO AL BIT DI MILANO : ITALIANI BENVENUTI



BORSA INTERNAZIONALE DEL TURISMO ( BIT)
BUONE NOtIZIE DALL’EGITTO: FORTE IMPEGNO DEL GOVERNO EGIZIANO PER LA SICUREZZA

Nonostante i dati in calo si lavora per investimenti e sicurezza. L’Egitto riparte dalla BIT
il progetto El Alamein in contatto con l’Ambasciata egiziana in Italia e quella italiana al Cairo, per sottoporre al Ministro del turismo egiziamo dr Isham Zazou il Parco Storico come contributo alla rinascita del turismo fuori stagione.

Nonostante il momento difficile per il turismo egiziano e lo sconsiglio della Farnesina- attivo tra il 16 agosto e il 15 novembre scorsi- il Paese ha accolto, nel corso del 2013, 504.110 ITALIANI: numeri certo inferiori a quelli dell’anno precedente (-29,9%), ma che comunque testimoniano che l’Egitto continua ad essere unameta importante per i nostri connazionali


resta forte il messaggio delle autorità egiziane che intendono lavorare al massimo per far ripartire il turismo, gli investimenti e la stabilità.

La Farnesina ha recentemente riconfermato la propria posizione in merito alla situazione nel Paese, mantenendo il disco verde per tutte le principali mete turistiche: Mar Rosso, i più importanti resort della costa mediterranea (Marsa Matrouh ed El Alamein) e tutto l’Alto Egitto (il che significa Luxor e Assuan, ma anche via libera alle crociere sul Nilo). L

‘obiettivo- si legge nella nota dell’Ente turismo Egitto- è perciò quello di tornare al milione di visitatori all’anno del 2008.

Il ministro del turismo dr Zaazou sarà a Milano in occasione della prossima Bit dove incontrerà i tour operator italiani per valutare con loro le migliori strategie da adottare puntando sulla collaborazione con un partner storico quale l’Italia.

Le autorità egiziane, infine, non si stancano di affermare il Paese lavora senza tregua per mantenere la sicurezza e la stabilità, conscio che proprio la sicurezza è il maggior pilastro dello sviluppo turistico ed economico.

XVIII MISSIONE DEL PROGETTO EL ALAMEIN
Rinnoviamo l’invito a prenotarsi per la XVIII Missione del progetto El Alamein per una accurata ricognizione del Parco, per individuare eventuai manutenzioni e contattare i proprietari delle aree interessate per ottenere protezione. La data di partenza prevista sarà posticipata al 13-16 marzo pv

scrivete per chiedere informazioni

VERONA : GIURANO I NUOVI VFP DELL’ESERCITO ITALIANO


foto dello spettacolare giuramento dell’ottobre 2013

VERONA. Hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana stamattina, all’interno della Caserma «Giovanni Duca» di Verona, quattrocentodieci uomini e trenta donne, Volontari in ferma prefissata di un anno (Vfp1), dell’85° Reggimento «Verona» comandato dal Colonnello Gianfranco Giuseppe Francescon. Fra di loro 20 provengono dal Veneto.
La cerimonia è stata accompagnata dalle note suonate dalla fanfara della Brigata di Cavalleria «Pozzuolo del Friuli» e presieduta dal Generale di Brigata Gabriele Toscani De Col, Comandante del Raggruppamento Unità Addestrative dell’Esercito.
Numerose le autorità civili e religiose della città di Verona e della provincia che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza ai giovani giurandi e all’Esercito, insieme alle rappresentanze delle Associazioni combattentistiche e d’arma, dell’Istituto del nastro Azzurro e, soprattutto, ai familiari dei volontari.
Prima del solenne «Lo giuro!», gridato dai volontari al cospetto della Bandiera di Guerra dell’85° Reggimento, il Colonnello Francescon ha ricordato l’importanza del giuramento con cui ogni militare si impegna a rispettare e coltivare i valori su cui si fonda l’essere «Soldati»: disciplina, integrità morale e spirito di corpo.
Il corso del 4° blocco 2013 è dedicato al Sottotenente Enrico Del Din, Medaglia d’Oro al valor Militare ed Ufficiale degli alpini che, unitosi ai partigiani, morì il 26 aprile 1944 a Tolmezzo (Udine) durante attacco ad un presidio tedesco. I Volontari dopo questo primo passo che sancisce ufficialmente il loro ingresso nella famiglia dell’Esercito Italiano, proseguiranno l’iter addestrativo basico e, a fine febbraio, verranno trasferiti presso i vari enti e reparti della Forza Armata, dislocati in ogni regione, per l’assolvimento del periodo di ferma.

IL 185mo RRAO AI CASTA : L’ALLIEVO MARESCIALLO MASTRACCI SI PIAZZA IN TRE GARE

PARMA- Le “olimpiadi” degli ALPINI,ovvero la 66ma edizione dei CASTA al Sestriere (To), hanno visto anche quest’anno la partecipazione di alcuni paracadutisti.

A causa dei gravosi impegni di servizio e addestrativi era presente nessuna squadra completa ma solo alcuni atleti, che si sono distinti nelle prove individuali. Dopo il Maresciallo guastatore Paracadutista Baldisserotti, primo di categoria nello sci alpinismo individuale, quinto assoluto, segnaliamo MARCO MASTRACCI allievo maresciallo , acquisitore obbiettivi del 185mo RRAO attualmente a Viterbo per il corso.
Marco Mastracci si è classificato ottavo al fondo, terzo al gigante e primo in combinata.

Della Scuola di Viterbo erano presenti anche altri atleti sui quali stiamo raccogliendo i risultati.

LA ARIETE COMPIE SETTANTACINQUE ANNI



PORDENONE- Il primo febbraio la 132ª Brigata Corazzata Ariete ha compiuto settantacinque anni di storia. L’anniversario è stato ricordato nel corso della mattinata di ieri, durante la cerimonia dell’alzabandiera alla caserma “Mittica” di Pordenone, dal comandante della grande unità, generale Fabio Polli, che per l’occasione ha dato lettura, davanti al personale schierato, dell’ordine del giorno numero uno.

Costituita come divisione a Milano il 1° febbraio 1939, la 132ª Brigata corazzata Ariete è stata uno dei protagonisti di primo piano nelle vicende della Seconda Guerra Mondiale, distinguendosi per valore e tenacia in numerosi episodi bellici, come la conquista di Tobruk e le battaglie di El Alamein.

Dal 1949 il comando dell’unità è a Pordenone dove ha vissuto negli ultimi decenni varie riconfigurazioni, fino all’attuale, che vede la Brigata strutturata su nove reparti, dislocati prevalentemente nell’area friulana. Saldamente legata al territorio locale e vicina alla popolazione, l’Ariete ha sempre contribuito, in occasione di calamità naturali, alle operazioni di soccorso e di ricostruzione. Dalla tragedia del Vajont nell’ottobre del 1963, di cui da pochi mesi è caduto il cinquantesimo anniversario, alle recenti alluvioni nel modenese, dal terremoto in Friuli del maggio e del settembre 1976 a quello in Abruzzo del 2009, numerosi sono gli interventi effettuati dai militari della Brigata corazzata Ariete, che sempre hanno garantito, con professionalità e dedizione, la loro presenza nei momenti di difficoltà del paese. Oltre a questo, la 132ª Brigata corazzata Ariete è in prima linea nel compimento delle missioni fuori area, avendo partecipato con propri assetti, negli ultimi anni, alle operazioni internazionali in Bosnia, Kosovo, Iraq, Afghanistan e Libano e svolgendo, in concorso con le forze dell’ordine, operazioni di sicurezza sul territorio nazionale.

LE STRAGI ANGLOAMERICANE IN SICILIA : 15 CARABINIERI TRUCIDATI A SANGUE FREDDO DOPO LO SBARCO C’E’ ANCORA UN SOPRAVVISSUTO CHE PUO’ TESTIMONIARLO



GELA – CATANIA – QUOTIDIANO LA SICILIA DEL 6 FEBRAIO 2014

«Uscimmo disarmati gli americani ci spararono contro»
I ricordi del superstite della strage di contrada Passo di Piazza, dopo lo sbarco a Gela del ’43, e quelli del ragazzino di Gela , Fortunato Zisa, che ne fu testimone
Il superstite della strage e il ragazzino che ne fu testimone si ritrovano settant’anni dopo.

Nelle memorie indelebili del soldato pugliese Antonio Cianci superstite della strage di 15 carabinieri trucidati in contrada Passo di Piazza dopo lo Sbarco a Gela. O nei ricordi ancora nitidi di Fortunato Zisa, 87 anni, il ragazzino gelese che viveva con la famiglia in quella contrada a 8 km da Gela e fu testimone di quei giorni terribili. Fatti su cui hanno sollevato il velo in questi ultimi anni con i loro libri editi da Mursia (ededicati ad episodi diversi nell’asse Gela-Vittoria-Acate) Andrea Augello, Fabrizio Carloni e per ultimi i siciliani Domenico Anfora e Stefano Pepi.
Il lavoro dei primi due ha fatto scattare l’inchiesta della Procura militare di Napoli con il fascicolo sulle stragi nascoste aperto dal dott. Lucio Molinari.

Lo storico Fabrizio Carloni non ha mai smesso di cercare prove e testimoni di quei delitti di guerra anche dopo la pubblicazione, nel 2011, per Mursia del suo libro dal titolo “eloquente “Gela 1943: le verità nascoste sullo Sbarco americano in Sicilia”.

A lui si deve l’avere rintracciato il superstite Antonio Cianci il cui racconto sulla strage di Passo di Piazza è una parte fondamentale del libro del 2011. Ma è sempre Carloni che è riuscito a dare un nome ed un volto al ragazzo gelese testimone della strage. E a metterli in contatto telefonico con una chiacchierata tra due novantenni segnata da una profonda commozione.


Ma ecco cosa fu la strage di Passo di Piazza nei ricordi di Cianci.

A Passo di Piazza i carabinieri controllavano la tratta ferroviaria per Vittoria ed avevano come sede un casale. La mattina del 10 luglio il presidio dei carabinieri fu circondato da paracadutisti americani.
«Ero sul tetto del casolare e vidi arrivare degli uomini – racconta Cianci -. Ebbi la sensazione che l”elmetto del gruppo di soldati che si avvicinava fosse tedesco. Erano 6 o 7. Avevo l’ordine, nel dubbio, di sparare e mirai ad uno del gruppo e lo uccisi. Reagirono. Loro con i mitra e noi con il moschetto. Gli americani puntarono sul casale tutte le artiglierie navali che avevano lungo la costa. Il vicebrigadiere Carmelo Pancucci, di Agrigento, dopo una coraggiosa resistenza, ci ordinò di stendere delle tovaglie bianche. Uscimmo disarmati verso il cortile. Gli Alleati sentirono rumore da un locale attiguo alla caserma dove vivevano dei contadini e pensando forse che c’erano altri militari e che li avevamo traditi cominciarono a sparare verso di noi. Feci finta di essere colpito e mi gettai a terra. Dopo mezz’ora portarono tutti i feriti in un luogo di campagna poco distante. Restammo lì per tre giorni al freddo e poi ci imbarcarono per l’Algeria. Da allora di quell’episodio non ho parlato nessuno. Una strage in barba alle convenzioni internazionali».
La famiglia di contadini era appunto quella di Fortunato Zisa le cui memorie si sono incrociate oggi con quelle di Cianci confermando li. «Gli Americani li vedemmo arrivare dal lato del lago – dice – urlavano di arrendersi ma un carabiniere sparò e successe il finimondo mentre la mia famiglia scappava. Uno l’ho visto uccidere. Un altro quando siamo rientrati era dentro un pozzo che ancor oggi esiste». Fa a fatica ad uscire fuor i ricordi ma nella lunga telefonata con Cianci si aggiungono nuovi tasselli a quei giorni, a quella strage per la quale nessuno ha pagato.

MUORE LA GUIDA ALPINA CAPORALMAGGIORE SIMONA HOSQUET

Roma, 6 febbraio. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Claudio Graziano, esprime a nome dell’Esercito e suo personale “il più profondo cordoglio e sentimenti di vicinanza” ai familiari del Caporal Maggiore Scelto Simona Hosquet, scomparsa oggi a causa di un tragico incidente in montagna nei pressi di Valtournanche (AO).

La Forza Armata tutta si stringe nel dolore attorno alla famiglia deI Caporal Maggiore Scelto Hosquet.

Simona Hosquet, 30 anni, originaria di Aosta, dal 2002 in servizio presso il Centro Addestramento Alpino dell’Esercito di Aosta, era guida alpina militare e istruttore militare di sci.
Già atleta della squadra nazionale italiana juniores, nelle stagioni 2003 e 2004 ha conquistato il titolo di campionessa italiana di staffetta ed una medaglia d’argento tricolore nella prova individuale sui 5 km a tecnica classica.

Terminata la carriera agonistica, è stata impiegata nella Sezione Sci Alpinistica del Reparto Attività Sportive occupandosi della formazione in montagna a favore di tutti i reparti della Forza Armata e degli Eserciti Esteri.

Nel 2007 è diventata la prima donna soldato a conseguire la qualifica di istruttore militare scelto di sci e alpinismo.

ECCO COSA SCRIVEVAMO DI LEI NEL 2010

LA PRIMA DONNA CON LE STELLETTE GUIDA ALPINA DI ALTA MONTAGNA
Martedì, 20 Luglio 2010

IL 1° CAPORAL MAGGIORE SIMONA HOSQUET PRIMA GUIDA ALPINA DELL’ESERCITO.
Simona Hosquet, 26 anni di Aosta, i gradi di Primo Caporal Maggiore appuntati sul petto, è stata da pochi giorni fregiata del titolo di “Guida Alpina di Alta Montagna”,dopo quello d guida alpina già nel 2007, diventando così la prima donna in forza all’Esercito Italiano a raggiungere questo prestigioso traguardo.

Il 1° CAPORALMAGGIORE Hosquet ha un passato da atleta nello sci di fondo. E’ attualmente istruttrice militare e presta servizio presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta.
Nel 2002 entra nella fila del Centro Sportivo dell’Esercito Italiano conseguendo nelle due stagioni successive il titolo di campionessa italiana di staffetta e la medaglia d’argento tricolore nella prova individuale sui 5 Km a tecnica classica.

Terminata la carriera agonistica, mette a frutto la propria esperienza occupandosi della formazione in montagna a favore di tutti i Reparti della Forza Armata e anche degli Eserciti esteri. Nel 2007 è diventata la prima donna soldato a conseguire la qualifica di istruttore militare scelto di sci e alpinismo.

IL CAPO DI SMD AMM. BINELLI IN SUDAFRICA

Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, in visita in Sud Africa in occasione della sosta nel porto di Cape Town, dal 5 al 10 febbraio, del 30° Gruppo Navale ha incontrato ieri mattina a Pretoria, presso lo Stato Maggiore della Difesa sudafricana, il suo omologo Generale Solly, Zacharia Shoke.

Durante l’incontro, si è prevalentemente discusso della prospettiva di cooperazione bilaterale e degli impegni operativi all’estero delle rispettive Forze Armate. Al riguardo, è stata evidenziata la notevole importanza del contributo alla Sicurezza Internazionale che i rispettivi Paesi stanno assicurando attraverso la partecipazione unilaterale ovvero nell’ambito di coalizioni multinazionali nelle diverse aree di crisi.

Un impegno costante che grazie alla sinergie delle forze messe in campo anche da parte degli altri attori internazionali contribuisce ormai da tempo a contrastare le più diffuse e crescenti forme di minaccia (terrorismo, attività illecite delle organizzazioni criminali, attacchi contro la libera circolazione marittima) ed a sostenere, soprattutto attraverso le attività di capacity building, i Paesi alle prese con programmi di stabilizzazione e ricostruzione.

Nella stessa mattinata, il Capo di SMD, accompagnato dal Presidente dell’Associazione Zonderwater Block Ex Prigionieri di Guerra, Ing. Emilio Coccia, ha reso omaggio ai 252 prigionieri italiani della Seconda Guerra Mondiale che persero la vita durante gli anni della prigionia e che sono sepolti nel Cimitero Militare di Zonderwater, alla periferia di Pretoria.

Dopo aver raggiunto il Gruppo Navale a Cape Town, l’Ammiraglio BINELLI MANTELLI ha visitato nella giornata odierna le unità del 30° Gruppo Navale, al comando dell’Ammiraglio di Divisione Paolo TREU, ivi ormeggiate ed incontrato i rispettivi equipaggi. Rivolgendosi agli uomini ed alle donne di Nave “Cavour”, della Fregata “Bergamini” e della Nave Logistica “Etna”, nonché al personale delle numerose aziende e delle organizzazioni umanitarie nazionali che stanno prendendo parte alla campagna, il Capo di SMD ha espresso la propria soddisfazione per gli eccellenti risultati di presenza ed addestrativi finora conseguiti, il lodevole livello di cooperazione con le Forze Armate e le comunità locali dei numerosi Paesi visitati e per l’esemplare condotta tenuta in tutte le circostanze, tangibile dimostrazione di un “sistema Paese Italia” che funziona. “A prescindere dall’incarico e dalle responsabilità di ognuno, grazie al diuturno impegno, alla grande professionalità ed all’elevatissimo senso di responsabilità e di disciplina, Voi tutti rappresentate al meglio il nostro Paese all’estero. Siete i migliori portabandiera dell’Italia e delle sue Forze Armate e i più affidabili testimoni delle eccellenze della nostra Nazione. Sono orgoglioso per quello che fate tutti i giorni e per l’incondizionata dedizione per il vostro mestiere”.

Nel corso della visita, l’Ammiraglio BINELLI MANTELLI si è intrattenuto con i bambini sudafricani operati a bordo del “Cavour” dai chirurghi della onlus “Operation Smile” ed altri ancora visitati a bordo di Nave “Etna” dai medici della fondazione Francesca RAVA.