OPINIONI

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Pubblicato il 16/08/2025

CHI SCAPPA E CHI RIMANE IN AFRICA- QUELLI BRAVI SONO BRAVISSIMI E CONTRIBUISCONO ALLO SVILUPPO DEL LORO PAESE


Walter Amatobene
PARMA- Mi occupo di logistica internazionale e trasporto in tutta l’Africa di tutti i tipi di cargo: macchinari di ogni dimensione, beni di largo consumo, grandi e piccoli mezzi operatori da cantiere, dalla “terna” al caterpillar gigante, prefabbricati e tanto altro, fino alla porta del cliente: Senegal, Angola, Togo, Niger, Mali, Benin, Marocco, Algeria, Libia, Somalia, Etiopia, Uganda, Kenya , Sudan e fino a due anni orsono in Yemen. I destinatari sono organismi nazionali ed internazionali, oppure aziende del posto.
Per non parlare dell’Asia europea: le ex repubbliche sovietiche, Afganistan (fino al 2022), Iraq e Curdistan, Siria.


In ogni paese ho bisogno di agenti locali che visito spesso, vivendo con loro per giorni, dormendo spesso nelle loro case, trattato come uno di famiglia. Uno spedizioniere internazionale non è razzista perchè grazie al suo lavoro ha la fortuna di conoscere gente in gamba in ogni continente.Anche io ho incontrato bravissime persone. Raramente pessime e quando lo sono state, i miei stessi agenti hanno risolto la situazione, scusandosi. Immaginate come sia difficile vivere e lavorare in quei posti africani, asiatici, in medio oriente e come sia difficile cucire il pranzo con la cena oppure crescere i figli. Eppure tutti quelli che ho conosciuto, alla domanda se avevano mai pensato di andarsene hanno sempre dato la stessa risposta: rimangono nel loro paese perchè vogliono ( e sanno) lavorare ed emanciparsi dalla povertà e dall’ignoranza.


Combattono giornalmente con autorità, polizie, dogane, porti, magazzini, servizi,trasportatori. In ogni nazione dove ho lavorato spalla a spalla con loro ho incontrato autisti, impiegati, titolari di aziende piccole o grandi, gruisti, guardiani, elettricisti, frigoristi, tassisti, addetti alle pulizie, ai montaggi o al magazzino, intelligenti, attivi, disponibili, umili, con una età media nettamente inferiore a quella europea, quindi con la speranza di riuscire ad avere vita migliore.
Anche nei momenti peggiori, nonostante guerre, conflitti tra bande, terrorismo jidahista, vita caotica o peggio, sono rimasti al loro posto, nel loro paese e hanno collaborato che me. Potevano andarsene, ma hanno creduto nel loro futuro. Grazie a loro, sfifìdando pericoli a volte insieme, il servizio dell’ultima tratta, dal porto a domicilio, è andato a buon fine. Avercene in Italia di colleghi così.


Come potete immaginare,essere bravi,in quei paesi, è davvero difficile.

In questo momento c’è un convoglio in viaggio in un paese africano,verso una destinazione interna pericolosa, come pericoloso è il percorso, con continui attacchi- Sono sette camion con sette autisti bravissimi che rischiano la vita; con loro ci sono due mie giovani agenti, al seguito, Angel e Abba ,che hanno il compito di tenermi informasto sulla posizione dei camion e -talvolta- sui (gravi) probemi lungo la strada per risolverli dove possibile.


Per percorre 1500 chilometri dal porto alla destinazione finale impiegano un mese. Sono bravi e non scapperanno dal loro paese. Non ci pensano nemmeno. I loro volti parlano chiaro. Mi fermo ma dovrei parlar male di quelli che vedo in Italia che pagano cifre per i barconi con le quali potrebbero aprire una piccola attività commerciale nel loro paese. Da quello che fanno nel nostro Paese forse non avevano alcuna intenzione di progredire nè di là , nè di qua.

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