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Pubblicato il 14/03/2026

COME FUNZIONA LA DIFESA DAI MISSILI E DAI DRONI OSTILI

Recensione di Antonello Gallisai


Israele è leader nella tecnologia di dfesa da missili e droni nemici, essendo da anni sotto tiro.
La loro difesa aerea èconsiderata tra le migliori e la tecnologia di cui sono in possesso è stata ceduta anche a paesi amici.

Primo livello: Sistema Arrow 3 e Arrow 2

Prima barriera è la famiglia antimissile Arrow (Freccia). Arrow 3 rappresenta la frontiera tecnologica più avanzata: è progettato per intercettare i missili balistici a lungo raggio (come quelli provenienti dall’Iran) fuori dall’atmosfera terrestre. Colpire un bersaglio nello spazio, a migliaia di chilometri di distanza, permette di neutralizzare testate pericolose lontano dai centri abitati. Qualora il primo tentativo fallisse, entra in gioco l’Arrow 2, progettato per abbattere i missili balistici durante la loro rientrata nell’atmosfera, a una distanza massima di 1.500 chilometri.


Secondo livello: La “Fionda di Davide”
Per le minacce che viaggiano a quote intermedie (tra i 15 e i 70 chilometri), Israele usa la Fionda di Davide (David’s Sling). Questo sistema è specializzato nell’abbattere missili a medio raggio e missili da crociera, velivoli che volano a quote più basse rispetto ai missili balistici ma che sono estremamente veloci e precisi. In questa fascia operano attivamente anche i caccia dell’Aeronautica Militare, che spesso intercettano i droni o i missili prima ancora che varchino i confini nazionali.


Terzo livello, difesa di prossimità: Iron Dome (cupola di ferro) e il nuovo Iron Beam
È lo scudo contro i razzi a corto raggio e i colpi di mortaio lanciati da distanze ravvicinate, come dalla Striscia di Gaza o dal Libano.

Il fattore tempo svolge un ruolo molto importante. Mentre per i missili dall’Iran il tempo di preavviso permette di attivare le sirene con largo anticipo, per i razzi a corto raggio i residenti hanno spesso meno di 90 secondi per raggiungere un rifugio. La vera novità del prossimo futuro è l’Iron Beam, un sistema a raggio laser. A differenza dei missili intercettori, che sono estremamente costosi, il laser permette di abbattere droni e piccoli razzi con un costo operativo quasi nullo, letteralmente “bruciando” la minaccia in volo.


La protezione non finisce a terra. Anche la Marina militare contribuisce con sistemi antimissile installati sulle navi da guerra. Inoltre, la rete è potenziata dalla presenza degli Stati Uniti nella regione. Cacciatorpediniere, portaerei e batterie terrestri come il THAAD e il Patriot formano un ulteriore cordone di sicurezza che integra i dati radar e la potenza di fuoco israeliana.

Un attacco proveniente da lontano (come dall’Iran) è “più semplice” da gestire rispetto a uno dal confine libanese. La distanza garantisce tempo per i radar di tracciare la traiettoria, tempo per calcolare il punto di impatto e tempo per la popolazione di mettersi al sicuro. Al contrario, la vicinanza del Libano impone una risposta quasi istantanea.

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