CRONACA AGGIORNATA OGNI ORA

Condividi:

Pubblicato il 20/01/2016

Da generale ad aspirante santo La straordinaria storia di Padre Chiti

Istruttoria di canonizzazione per l’ex ufficiale della Repubblica Sociale

 

 

 

LA NAZIONE  UMBRIA  DEL 20.01.16

ORVIETO – LE MIGLIAIA di persone che lo hanno incontrato nella loro vita e ne hanno ammirato la straordinaria forza spirituale non avranno certamente bisogno di una certificazione vaticana per essere sicure di aver conosciuto un sant’uomo. I formalismi della Chiesa procedono però su un binario diverso e, per trasformare una persona eccezionale in un esempio di comportamento per tutti i cristiani, si deve seguire la strada della canonizzazione. ORA SI DOVRÀ decidere se Padre Gianfranco Maria Chiti abbia davvero esercitato «in maniera eroica» quelle virtù cristiane che fanno di un sant’uomo un vero e proprio santo. Il processo di beatificazione e canonizzazione si è aperto alla curia diocesana e la commissione incaricata di seguire questa istruttoria, disciplinata dal diritto canonico, ha già sentito diciotto persone che, per motivi diversi, hanno conosciuto da vicino Padre Chiti.

 

LA STORIA di questo generale dei Granatieri divenuto frate cappuccino è degna di un copione cinematografico, non meno che di un testo religioso. A 58 anni dismise la divisa con la quale aveva compiuto imprese straordinarie per trasformarsi in un frate umile nel decoro esteriore, ma sempre dotato di quel carisma con cui guidava i propri commilitoni sul fronte russo, greco e croato. Nel 1944 aveva compiuto un’impresa se non eroica sicuramente straordinariamente coraggiosa, salvando dalla fucilazione circa duecento partigiani.

 

LI AVEVA fatti arruolare nella sua compagnia di Granatieri per consentirgli poco dopo di tornare tutti a casa. I tragici epiloghi della guerra lo videro indossare l’uniforme della Repubblica Sociale a Salò. La sua canonizzazione potrebbe avere infatti anche un risvolto del tutto inedito e clamoroso per essere forse l’unico ufficiale dell’esercito di Mussolini ad aspirare in concreto alla santità. La Santa Sede ha autorizzato il vescovo Benedetto Tuzia ad avviare la causa di beatificazione la cui istruttoria è in svolgimento da parte da questa commissione composta da don Stefano Puri, dal rettore del seminario vescovile di Assisi don Carlo Franzoni e dalla giurista Rossella Borgia, docente di diritto privato alla Luiss. AD ORVIETO Padre Chiti arrivò all’inizio degli anni ottanta come custode del convento di san Crispino, all’epoca ridotto a poco meno di un cumulo di macerie, ma che lui seppe trasformare in un’oasi di spiritualità, in cui ispirò ed aiutò con la sua incrollabile fede centinaia di persone. La proposta di raccogliere le testimonianze di chi lo aveva conosciuto era stata del vescovo emerito Padre Giovanni Scanavino; un altro sant’uomo le cui virtù umane sono state ingiustamente svalutate più che apprezzate. C.L.chiti.militare

Leggi anche