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Pubblicato il 03/03/2026

GUERRA IN IRAN- IL GENERALE PETRAUS : CI VOGLIONO SOLDATI SUL TERRENO


Il Generale David Petraeus ha rilasciato alla stampa internazionale e ad una testata italiana, una serie di valutazioni sull’attacco all’Iran, che lasciano intendere come il cambio di regime resta un miraggio pericoloso.

WASHINGTON – Il Generale David Petraeus torna a farsi sentire con lucidità. L’ex direttore della CIA e comandante in Iraq non usa mezzi termini: l’Iran è oggi un pugile all’angolo, “ammaccato e sanguinante”, ma l’idea che una campagna aerea possa da sola innescare il crollo del regime è, secondo lui, un errore di calcolo.
Per Petraeus, l’attuale conflitto è un’operazione di chirurgia strategica. La sua posizione si articola su tre pilastri fondamentali :
“Possiamo distruggere i loro radar, i loro silos missilistici e le loro centrifughe,” sembra suggerire l’analisi di Petraeus, “ma non possiamo bombardare un’idea o una struttura di potere profondamente radicata senza un piano per il ‘dopo’.”
Secondo il Generale, la strategia statunitense e alleata deve concentrarsi sulla degradazione sistematica delle loro capacità di offesa/difesa:
Smantellare le rampe di lancio di droni e missili che minacciano Israele e le monarchie del Golfo.
Tagliare i cordoni ombelicali che alimentano Hezbollah e gli Houthi, rendendo l’Iran un’isola isolata dai suoi stessi alleati regionali.
Riportare l’orologio atomico di Teheran indietro di decenni senza tanta diplomazia ma con la forza..
Petraeus rimane scettico sulla possibilità di una rivoluzione interna immediata. Il suo ragionamento : una popolazione civile, per quanto coraggiosa e disperata, non può rovesciare una teocrazia militarizzata che controlla ancora i Pasdaran e l’apparato repressivo, a meno che non avvenga una defezione di massa all’interno delle forze di sicurezza — evento che, al momento, non vede all’orizzonte. La sua visione prevede che la forza militare serva a creare una leva diplomatica eccezionale. L’Iran deve essere portato al tavolo dei negoziati non per discutere, ma per accettare termini dettati dalla necessità di sopravvivenza: ispezioni illimitate e la rinuncia totale all’arricchimento dell’uranio.
Petraeus è chiaro: la vittoria non si misura in macerie a Teheran, ma nella capacità dell’Occidente di rendere l’Iran militarmente irrilevante per i prossimi vent’anni.

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