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Pubblicato il 28/06/2024

I MOSTRI DELLA PORTA ACCANTO- “MIO FIGLIO E’ UN BRAVO RAGAZZO: NON RUBA E NON SI DROGA”

sopra: uno dei rapper lasciati liberi di inquinare i nostri ragazzi. Radio e televisioni ne hanno fatto un modello, prima che finisse in carcere, per poco tempo.
Dietro si vedono i suoi “fans”, in questo caso sono comparse, ma migliaia ” di fuori” lo hanno mimato nei loro video girati per strada ( vera) e alcuni per davvero hanno assalito polizia e carabinieri, per esibizionismo. Di chi è la colpa? Genitori?, Scuola?, Forze dell’ordine?, siti sociali? Ora tutti rimpallano le responsabilità nel nome dell'”inclusione” , della “democrazia” , della “praivasi” , della “educazione non costrittiva”, dei “telefoni azzurri”.



PREMESSA – CONCLUSIONE
Alcuni anni orsono pagai di tasca mia un corso di paracadutismo fune di vincolo in chiave “antibullismo”, nel mio paese. Era gratuito per chi aveva meno di venti anni. Cinque ragazzi, che conducevano la “solita” vita, fatta di pub, lunghe serate a cazzeggiare, la moto e gli studi zoppicanti o interrottii e un lavoro qualunque, cambiarono vita. Uno dei genitori, maresciallo dell’Arma, ancora mi ringrazia.
I ragazzi avevano trovato un adulto con cui confliggere, che li criticava per gli atteggiamenti, copiati da chissà quale coglionazzo sfigato, e che li “stanava” la sera, senza badare a pioggia o vento o ghiaccio, per andare a correre e fare ginnastica preparatoria.
Fu una bella esperienza per me e per gli istruttori che li portarono a lanciarsi a Montagnana. Uno dei cinque vendette la moto e col ricavato si iscrisse alle serali per recuperare due anni. Si diplomò e tornò da impiegato nella ditta dove faceva il mulettista. Gli altri avevano solo bisogno di autostima, che gli fece raddrizzare la testa. Ora hanno trent’anni. Lascio a Voi valutare se c’è una strada per riprenderci i nostri ragazzi più “persi”.




CHE TRISTEZZA – CHE FALLIMENTO

Dopo l’omicidio di Pescara, dove due giovani mostri “perbene” accoltellano e lasciano morire dissanguato un coetaneo, mentre uno li filma e poi vanno al mare, ho seguito alcune interviste televisive agli “amici”, in uno dei tanti “talcsciov” che si sono buttati a capofitto nella faccenda. Ripresi col volto oscurato “per la praivasi”, ovviamente. Mi sono cascate le braccia: sgrammaticati, balbettanti, con un frasario banale, primitivo, con parole tormentone, col cellulare sempre in mano, anche mentre parlavano al giornalista. E poi la solita frase , pronunciata da tutti: “erano bravi ragazzi, normali”, riferita sia agli assassini che alla vittima. Come avranno detto anche i vicini di Jack lo squartatore: in fondo “era così pulito”. Poi le immagini si sono soffermate sulle minorenni del gruppo indugiando sulle gambe scoperte, coi pantaloncini tagliati sino all’inguine e i buchi che maliziosamente facevano l’effetto “vedo e non vedo” con le mutandine e i glutei.

Unghie decorate e lunghe che stringevano l”aifon”, pancia scoperta con l’immancabile “piercing” all’ombelico. Da chi prendono questi modelli? E chi gli permette questa deriva semipornografica (non solo sessuale ma culturale). Questi ragazzi si tuffano nel cellulare e condividono segreti terribili, perversi, a volte sanguinosi, spesso pornografici. Sviluppano una vicinanza ad un sesso “brutto” ed una insensibilità da zombi. Vivono in un mondo di immagini sempre più forti, pubblicate dagli influenzatori per catturare la loro attenzione. Occhi cerchiati, sguardi sfuggenti. Anche un breve video di un omicidio verrà seppellito dagli altri: nulla li turba più. Lo dimostrano i comportamenti del trio assassino di Pescara che il procuratore ha definito, elegantemente come “privo di empatia”.
Nelle movide , create dai baristi papponi ed incoscienti e da sindaci e giunte senza idee, ora ingovernabili, vedi in giro solo bulletti e lolite ,alticci, vocianti, violenti. Le forze dell’ordine si tengono alla larga. Chi vuole così?


E bande di ragazzi extracomunitari di seconda generazione, pronti a tutto pur di strapparti il cellulare dalle mani o la collanina o lo zainetto griffato.
Vestirsi da delinquente, col cappuccio sempre alzato anche in estate, parlare come un delinquente mimando con le dita le armi a suon di musica , comportarsi come un delinquente a casa, in strada e a scuola, facendo e riprendendo risse e pestaggi di ragazzi o anziani deboli o di insegnanti, fregiarsi di tatuaggi fino sul collo e sui polpacci, purchè si vedano e che dimostrino quanto si è “duri” , come facevano un tempo i carcerati e ora anche i fighetti complessati: questo è ciò che tolleriamo e non li consideriamo segnali di situazioni da correggere; genitori e forze dell’ordine “non vedono”, oppure: “signora mia, mio figlio è un ragazzo d’oro : non si droga e non ruba.” Basta poco per farli contenti ‘stì poveri genitori. Non dico nulla sulle forze dell’ordine: ho documentato alcune pattuglie indaffaratissime a mandare messaggi e parlare tra loro, sia a piedi che in macchina, di culo alla strada e alla gente. Non disturbiamoli, tanto dopo poche ore i delinquenti sarebbero di nuovo in strada.
Conclusione: vedi in alto.
aw

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