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Pubblicato il 22/02/2024

LA CONSEGNA DEL BASCO AMARANTO VISSUTA DA UNO SPETTATORE : L’EMOZIONE DEI PROTAGONISTI

L’evento riprende, dopo anni d’interruzione, e restituisce ai giovani Paracadutisti uno dei momenti formativi ed emotivamente più importanti della propria vita.

Le parole del comandante del Capar sono anch’esse emozionanti non solo per i neo baschi amaranto ma per i loro parenti accorsi numerosissimi.


“È un’esistenza nuova quella che ricomincia (n.d.r. diventare paracadutisti), a vent’anni o a quaranta. Il passato si vela d’un sipario di lontananza e non v’è che l’avvenire”.


Il colonnello Antonio D’Agostino, Comandante del CAPAR, richiama le parole del Ten. Col. M.O.V.M. Alberto Bechi Luserna, tratte dall’iconico “I ragazzi della Folgore” trasmettendo il sentimento che avverte chi, volontariamente, sceglie di intraprendere la vita del Paracadutista.

“Il cambiamento è interiore più̀ che fisico. Non conta età̀, sesso, luogo di provenienza, colore della pelle e religione. Quando diventi un Paracadutista, anzi meglio, se sei un Paracadutista, lo senti dentro. Lo capisci da solo. Il colore del Basco è un simbolo importante, dietro il quale ci sono i sentimenti, le emozioni, i comportamenti, le tradizioni che tramandiamo che ci rendono ciò che siamo”.
Padrino del Corso il 1° Maresciallo (era il grado più alto della categoria, ndr) Antonio Ciavarella, un Paracadutista d’eccezione e Istruttore di Paracadutismo della Scuola che ha insegnato l’arte e soprattutto i modi, a più di 100.000 Paracadutisti militari, italiani e stranieri.

In Piazzale El Alamein erano presenti l’associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPdI), rappresentata dal Vice Presidente Nazionale, Gen. ris. Raffaele Iubini e i Labari delle sezioni di Pisa, Livorno e Lucca, numerosi veterani e oltre 600 familiari e amici dei neo paracadutisti.
La sobria, breve e dinamica cerimonia ha conservato la sua bella solennità perchè in essa le parole chiave sono state la patria, i caduti, i veterani, la famiglia e l’immancabile avvenire : la Folgore.

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