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Pubblicato il 11/02/2024

MACERATA- IL GENERALE PRIZZI RICORDA IL 183mo NEMBO CHE COMBATTE’ A MACERATA NEL 1944

L’ex comandante generale Prizzi: “Anche la Nembo liberò Macerata ma dei paracadutisti non c’è traccia
Il Resto del Carlino.it (ed. Macerata) 11/02/24



l militare ha scritto a Parcaroli affinché vengano ricordati: il 30 giugno ricorreranno ottanta anni “Non fu merito solo dei partigiani, i documenti attestano il ruolo dell’esercito regolare italiano”.


L’ex comandante generale Prizzi: “Anche la Nembo liberò Macerata ma dei paracadutisti non c’è traccia “A ottanta anni dalla Liberazione di Macerata, mi sembra giusto ricordare anche i soldati che da tutta Italia scelsero di far parte del Corpo italiano di liberazione. Qui nello specifico i paracadutisti del 183° Reggimento Fanteria Nembo entrarono in città la mattina del 30 giugno del 1944.


Per questo ho scritto al sindaco Sandro Parcaroli, per sollecitare qualche iniziativa che voglia dare atto ai soldati del loro sacrificio per la nostra libertà”.


Partendo dai documenti originali, il generale di divisione della riserva Leonardo Prizzi, già comandante della Nembo, ha ricostruito la storia di quei giorni concitati e terribili.


Per prima cosa, generale, perché questa ricerca? “Perché visitando la città ho notato con dispiacere che non c’era traccia del ruolo dell’esercito italiano nella Liberazione, ruolo che invece ci fu, sebbene molti non sapessero allora, e neanche adesso, che c’era un esercito regolare italiano”.


Come ha ricostruito quei giorni? “Ho letto direttamente i documenti del tempo, all’archivio storico dello Stato maggiore dell’esercito e al Museo storico delle aviotruppe a Pisa”.


E cosa ha trovato? “Ho consultato il diario storico-militare del 183° Reggimento Fanteria Nembo, che inizia dal primo febbraio 1943, giorno della costituzione del Reggimento.


All’epoca della liberazione di Macerata, quindi, questo è un giovane Reggimento, come giovani sono i suoi paracadutisti, sottufficiali e ufficiali, la maggioranza dei quali appartiene alle classi 1921, ’22 e ’23. Poi ho trovato l’ordine del giorno, con le tappe della liberazione. Poi il diario storico-militare del Corpo italiano di liberazione, che riporta gli eventi più rilevanti e gli ordini più significativi.


Poi ho consultato il ruolino tascabile, il primo e più importante documento per la registrazione della vita di una unità e del personale che ne fa parte; riporta i dati più significativi di tutti gli ufficiali, sottufficiali e militari, e l’indicazione giornaliera della località di stazionamento o combattimento dell’unità stessa.


Poi ancora il giornale di contabilità, un vero documento storico: a giugno del 1944 riporta le annotazioni ‘Attacco del Fiume Chienti, in postazione’ e ‘Conquista di Macerata per il giorno 30’, una sintesi meravigliosa”. Cosa fecero i paracadutisti della Nembo? “Con gli Alleati e l’esercito polacco, risalirono l’Italia liberando le città. Nel diario storico-militare la liberazione di Macerata è espressa con una frase bellissima: ‘fra la commossa esultanza della popolazione il tricolore italiano sventola sulla città liberata’.


Il sottotenente che per primo entrò in città era Leonida Putaturo, nato negli Stati Uniti da italiani emigrati, tornò a combattere e fu decorato il giorno della liberazione di Macerata con la medaglia di bronzo”. In città è ricordata la Liberazione da parte dei partigiani, non dell’esercito. “Non era una gara, la Liberazione fu un insieme di varie componenti. C’erano senza dubbio i partigiani, ma i documenti attestano che c’era anche l’esercito.


Si pensa che dopo l’8 settembre tutti i militari lasciarono la divisa, ma non fu così, anzi.


Tantissimi tornarono a indossarla per difendere l’Italia”.

Perché vuole ricordare ora questa storia?

“Perché il 30 giugno saranno ottanta anni da quella liberazione, perché sarebbe bello per i ragazzi del 183° Reggimento Fanteria Nembo, che ancora esiste, fa parte della Folgore ed è a Pistoia, e per ricordare quei ragazzi che combatterono e morirono per darci il privilegio che oggi condividiamo con una decina di Stati al mondo: la libertà.


Ho scritto al sindaco, e sono disponibile a venire a parlarne anche in Consiglio comunale, se può servire a illustrare meglio alcuni aspetti. Credo sia giusto ricordare che c’era anche l’esercito il 30 giugno del 1944 a liberare Macerata”.

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