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Pubblicato il 04/07/2014

MUORE UN VETERANO DEL 185mo



di Paolo Frediani

LIVORNO Ieri 3 luglio, il Comandante del185° RRAO FOLGORE, colonnello Maurizio Fronda, ha reso l’estremo saluto ad un Commilitone, da poco in quiescenza, il 1° mar.paracadutista Antonio Spina, classe 1959.

Il colonnello Fronda era accompagnato dai suoi luogotenenti e da altri ufficiali superiori, ora effettivi al COMFOSE, tra i quali il Col. Cosimo Bianchi e dal SU. di Corpo del 9° Col Moschin,

Antonio, dopo aver combattuto un lunga battaglia ha dovuto soccombere ad un male incurabile. Forte fino alla fine, lui burbero nell’espressione ma buono nel profondo, instancabile nel lavoro anche il più duro -così l’ha voluto ricordare il Comandante Fronda- non conosceva la parola impossibile.

Tutta la “famiglia” del 185° si è stretta, nessuno è rimasto indietro. Il forte spirito di Corpo di questo magnifico Reparto, da poco passato al COMFOSE, è stato notato da tutti, perfino il parroco di S.Pietro in Palazzi (Cecina): ricordando la bontà della persona e il mistero Divino che chiama le sue creature dall’incompiuto viaggio terreno, ha espresso la sua viva sorpresa nel vedere tanti baschi amaranto nella chiesa.

Antonio, ha lasciato due giovani, la figlia Michela di 12 anni – e il figlio Giovanni di 18 anni – a loro il Comandante ha ricordato che il 185° Reggimento non li lascerà soli nel momento più difficile della loro esistenza.
Noi questo lo crediamo perchè siamo consapevoli di cosa sono capaci questi uomini temprati nei valori della Folgore.
La Preghiera del Paracadutista, recitata dal sottufficiale di Corpo Marco Messina e le parole espresse dal Comandante Fronda certamente al momento non leniranno il dolore della consorte e dei giovani figli, ma porterà sollievo nel tempo quando sapranno adattersi alla natura, quando cioè verrà compreso che nessuno è padrone del tempo.

In ultimo, una parola di elogio ad un commilitone della riserva, il cav. Domenico Belardo, già del 185°,il quale dopo aver seguito amorevolemente la famiglia ed i caro amico Antonio nel decorso della malattia,nonostante la lontananza di decine di km dalla sua abitazione, si è messo anche a disposizione per compiere tutte quelle incombenze e formalità che loro, gravati dal dolore si trovavano comprensibilmente in momentanea difficoltà. Anche questo a conferma dello spirito che alberga negli uomini della Folgore.

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