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Pubblicato il 21/08/2026

NOTIZIE DAL PROGETTO EL ALAMEIN- SACRARIO DI QUOTA 33 : LA DIFESA STUDIA LE PROPOSTE DI UN MUSEO A CIELO APERTO

Il Progetto El Alamein ha come missione quella di conservare e divulgare la Storia della Battaglia e di far conoscere il Sacrario, attraverso numerose iniziative. Per citarne solo alcune, ricordiamo le 25 missioni di ricerca e recupero delle postazioni nel deserto,la creazione di un parco storico della Battaglia,le Staffette ed il lancio col paracadute, da aereo militare, di paracadutisti italiani sul Fronte della Battaglia,nonchè i progetti di ricerca della Università di Padova, il cui titolare scientifico è il Professor ( paracadutista) Aldino Bondesan, che ha assegnato, come relatore, diverse tesi di laurea dedicate alla Battaglia, al Sacrario e al suo Museo. Ognuna delle iniziative è parte del Progetto El Alamein, con l’unico scopo di salvaguare la memoria storica della Battaglia ed il ricordo dei Caduti. Sotto, l’ultimo lavoro in ordine di tempo, messo a disposzione della Difesa, che lo sta esaminando



EL ALAMEIN, UN MUSEO A CIELO APERTO PER IL SACRARIO DI QUOTA 33

Quattro installazioni all’esterno del monumento di Caccia Dominioni: la Piazza della Battaglia, il Cammino della Storia, le postazioni del campo di battaglia e l’Arena delle Nazioni. Le opere seguono il rinnovo della Sala dei Cimeli; il Protocollo d’intesa fra il Ministero della Difesa e l’Ateneo patavino e il sostegno dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa fanno da cornice all’iniziativa.


PADOVA – Il Progetto El Alamein presenta le proposte per il museo a cielo aperto del Sacrario Militare Italiano di Quota 33, sottoposte all’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa diretto dal Generale di Corpo d’Armata cc Andrea Rispoli. Le installazioni seguono il rifacimento della Sala dei Cimeli, primo passo del percorso museale, e ne costituiscono il completamento all’aperto. Le tavole e le immagini digitali, elaborate dall’Università degli Studi di Padova con la Società Italiana di Geografia e Geologia Militare (SIGGMI) e con la collaborazione di congedatifolgore.com, disegnano quattro installazioni all’esterno del monumento, pensate per raccontare la battaglia sul luogo stesso della memoria, con la sobrietà che il Sacrario richiede.


L’ACCORDO DI PADOVA: IL PROTOCOLLO DIFESA–UNIVERSITÀ

L’iniziativa trova oggi una cornice istituzionale di primo piano nel Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2026 fra il Ministero della Difesa, per il tramite dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa, e l’Università degli Studi di Padova. L’accordo mette la ricerca scientifica al servizio della tutela e della valorizzazione dei luoghi, delle opere e delle testimonianze della storia militare italiana: coinvolge tre Dipartimenti dell’Ateneo e assicura, con l’articolo 16, il supporto logistico della Difesa alle ricognizioni sul terreno. Il perimetro dell’intesa muove dal massiccio del Pasubio e abbraccia le otto Zone Monumentali della Grande Guerra, i Sacrari del Nord-Est e i Sepolcreti italiani all’estero, in Francia, in Germania e in Egitto. Dentro questa visione, dal Pasubio a El Alamein, i progetti museali per Quota 33 costituiscono la prima applicazione concreta della stessa idea, la ricerca geografica e storica al servizio della memoria.


IL SACRARIO DI QUOTA 33
Sulla costa egiziana, 120 chilometri a ovest di Alessandria, il Sacrario custodisce la memoria di 4.996 Caduti e raccoglie 4.852 salme nella torre ossario. Paolo Caccia Dominioni, già comandante del XXXI Battaglione Guastatori, lo progettò e ne seguì l’edificazione fra il 1956 e il 1959; l’area monumentale copre 25.000 metri quadrati, mentre 82 cippi segnano tuttora il campo di battaglia. La proposta museale complessiva si sviluppa su due fronti: prima il nuovo allestimento della Sala dei Cimeli all’interno, poi il museo a cielo aperto all’esterno, oggetto di questo articolo.


QUATTRO INSTALLAZIONI INTORNO AL VIALE D’ONORE
Il progetto principale colloca le opere dentro il perimetro del Sacrario, ai lati del Viale d’Onore che sale verso la torre: la Piazza della Battaglia nel settore orientale, il Cammino della Storia in quello occidentale, le postazioni e l’Arena delle Nazioni nell’area esterna, sul sedime del cimitero di guerra che accolse le salme prima della traslazione nell’ossario. La scelta privilegia installazioni a raso o di altezza contenuta, capaci di arricchire la visita senza sottrarre risalto al monumento durante la salita verso il Sacrario.


LA PIAZZA DELLA BATTAGLIA

La Piazza della Battaglia riproduce sulla pavimentazione la grande carta del fronte di El Alamein, con gli schieramenti delle divisioni, i campi minati e le località principali. Incisioni nella pietra o piastrelle colorate comporranno il disegno, targhe in bronzo indicheranno i toponimi e piccoli pilastrini fissi segnaleranno le divisioni; percorsi dedicati potranno seguire gli elementi lineari, dai campi minati alle piste fino alla linea di costa. Un impianto di illuminazione consentirà la visita serale e trasformerà la piazza in una lettura notturna del campo di battaglia.


IL CAMMINO DELLA STORIA

Il Cammino della Storia è un sentiero che scandisce la Campagna del Nordafrica. Cippi ed elementi lapidei ricorderanno gli eventi principali con le loro date, dalla presa di Tobruk del 20 giugno 1942 alla battaglia di Kasserine del febbraio 1943, mentre targhe minori a terra richiameranno i fatti che scossero il mondo negli anni dal 1940 al 1943. Le distanze fra i marcatori saranno proporzionali al tempo trascorso fra gli eventi, così che la camminata restituisca anche la durata del conflitto.


LE POSTAZIONI DEL CAMPO DI BATTAGLIA

L’area esterna ospiterà le ricostruzioni delle opere tipiche del fronte. Il caposaldo di fanteria prevede una trincea con due posizioni alle estremità opposte, una per la mitragliatrice Breda 35 e una per il pezzo controcarro da 47/32, protette da sacchetti a terra riprodotti in conglomerato; la trincea con bunker in muratura d’arenaria si ispira alle opere del campo trincerato di El Alamein e ai capisaldi di Camel Pass e di Kaponga Box, costruiti dal 18° Battaglione Maori e poi occupati dagli italiani; il campo minato riunisce ordigni controcarro in replica d’acciaio, reticolati con cartelli e avamposti di guardia; completano il quadro la postazione controcarro con muretto a secco in arenaria e la piazzola d’artiglieria campale con le riservette e gli alloggiamenti dei serventi. Le armi potranno essere pezzi originali provenienti dall’Italia oppure, di preferenza, repliche stilizzate, mentre sagome in acciaio corten evocheranno i combattenti; altre sagome, disposte verso l’orizzonte, suggeriranno la presenza dei reparti contrapposti.



L’ARENA DELLE NAZIONI

L’Arena delle Nazioni chiude il percorso con il suo significato più alto. Una piazza circolare raccoglie intorno a una grande meridiana le colonne delle tredici nazioni che presero parte alla battaglia: Italia, Germania, Libia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, India, Sudafrica, Grecia, Francia ed Egitto. Ogni colonna porterà alla base il nome e la bandiera della nazione e alla sommità un’opera d’arte che ciascun Paese potrà collocare; il disegno complessivo sarà affidato a un architetto capace di fondere lo stile del luogo con i contenuti simbolici dell’opera. L’Arena vuole essere un luogo di pace e di ritrovata fratellanza fra i popoli che qui si affrontarono, con un motto o iscrizioni scelte con misura, o anche con il solo silenzio delle pietre. I rendering la mostrano di giorno, con il gioco d’ombre dello gnomone fra i colonnati e la torre del Sacrario all’orizzonte, e di notte, quando l’illuminazione radente disegna il cerchio delle colonne nel buio del deserto, forse l’immagine più suggestiva dell’intero progetto.


I CRITERI DELL’ALLESTIMENTO

Criteri comuni guidano tutte le installazioni: sobrietà dell’insieme, per evitare ogni effetto da parco giochi estraneo al luogo; opere calpestabili, inamovibili e a prova di vandalo; materiali e colori accordati agli edifici esistenti e resistenti al sole e alla sabbia portata dal vento; pannelli informativi in italiano, inglese e arabo; illuminazione, drenaggio delle acque e segnaletica adeguata per i visitatori.

Il Progetto El Alamein continua con lo stesso spirito volontario che dal 2008 riporta gli italiani sul fronte di Quota 33, dalle Cleaning Mission alla staffetta intitolata ai Leoni della Folgore. Chi vuole seguire gli sviluppi dei progetti museali, delle missioni e delle prossime iniziative può visitare congedatifolgore.com e siggmi.it, che raccolgono la storia del Progetto, il Parco Storico dei cippi e le attività in corso.

Disegni rappresentativi e tavole: Progetto El Alamein, Università degli Studi di Padova – SI

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