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Pubblicato il 03/07/2021

PAKISTAN: MASSICCIO FURTO DI VISTI ALLA AMBASCIATA ITALIANA

Corriere della Sera sezione: Esteri data: Sabato 3 Luglio 2021 – pag: 14

Allarme «immigrazione»

Pakistan, rubati nell’ambasciata

mille visti per l’Italia (e per l’Europa)
Fabrizio Caccia

«Più che di allarme terrorismo io parlerei adesso di allarme immigrazione», dice il generale di corpo d’armata Giorgio Battisti, a proposito del misterioso «ammanco» — così lo definisce per ora la Farnesina, ma le indagini sono in corso — scoperto un mese fa all’interno dell’ambasciata italiana a Islamabad, in Pakistan.

Mille visti Schengen si sono improvvisamente volatilizzati da un armadietto della residenza diplomatica: 750 hanno i numeri di serie che vanno da ITA041913251 a ITA041914000. Gli altri 250 da ITA041915751 a ITA041916000. In che mani saranno finiti? Battisti, che fu il primo comandante nel 2001 del contingente italiano della missione Isaf a Kabul, dice che «oggi c’è un fuggi fuggi dall’Afghanistan, tanta gente tenta di lasciare il Paese per il timore di un ritorno del regime talebano».


Afghanistan e Pakistan sono da sempre ben collegati e il traffico dei visti, anche in tempi di pandemia, non si è mai fermato. «Anche molti pakistani cercano di raggiungere l’Europa attraverso la rotta balcanica — continua il generale — Ma con un visto in tasca diventa tutto più facile. Io piuttosto punterei le indagini sulle agenzie di viaggio locali. Ce ne sono alcune che offrono il pacchetto completo per l’Europa: biglietto aereo, visto, permesso di soggiorno, sistemazione e contatti in loco. Basta corrompere un impiegato dell’ambasciata e il gioco è fatto. Non mancano i precedenti, secondo Europol: dai visti Schengen rilasciati dall’ambasciata di Finlandia ad Ankara a quelli dell’ambasciata di Grecia in Nigeria…».

Anche il generale Marco Bertolini, già capo di stato maggiore nel 2008 del comando Isaf in Afghanistan, si sente di escludere la matrice terroristica dietro la sparizione dei 1000 visti italiani: «Sono documenti che hanno dei numeri di serie, quindi prima o poi incapperanno nei controlli. Il terrorista non ha bisogno di un visto di Schengen: a quelli di al-Nusra e dell’Isis, portati in Libia a combattere contro Haftar, basta prendere un barcone per arrivare indisturbati in Italia».

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