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Pubblicato il 03/03/2026

PIANO DI RISPOSTA IRANIANO E CATENA DI COMANDO ALTERNATIVA ERANO PRONTI DA TEMPO

Teheran sembra aver attivato un piano di emergenza preimpostato capace di funzionare anche con una catena di comando danneggiata, colpendo con efficacia radar, raffinerie e porti strategici. Questo scenario attiva continuamente le difese aeree come Iron Dome e Patriot, che stanno consumando scorte di missili intercettori a un ritmo notevole. La logistica statunitense, impegnata nella manutenzione di aerei avanzati come gli F-35 e nella protezione delle basi in Qatar e Giordania, potrebbe essere un punto debole dell’operazione.

Sul piano politico l’obiettivo di un cambio di regime appare ancora lontano poiché non si registrano rivolte popolari decisive. La campagna di attacco ha trovato un Iran reattivo , dopo le prime settantadue ore di raid. La situazione attuale suggerisce che Teheran fosse preparata a un conflitto di lungo periodo, obbligando l’America a rivedere le previsioni di durata. L’impatto economico, di sicuro tenuto in conto, è stato però insolitamente veloce, con l’ impennata istantanea a due cifre dei prezzi del gas e del petrolio e la paralisi del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, con le aggiuntive minacce degli Houthi nel Mar Rosso.

La risposta iraniana
In Iraq sono state colpite le basi di Erbil e Ain al-Asad con missili balistici e droni, causando danni alle infrastrutture. Nelle monarchie del Golfo gli attacchi hanno preso di mira la base aerea di al-Udeid in Qatar e siti petroliferi strategici in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, colpendo radar e raffinerie per saturare le difese Patriot. Verso Israele, l’Iran e Hezbollah hanno lanciato ondate coordinate di missili puntando a basi militari nel deserto del Negev e a infrastrutture nel nord del Paese.

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