Pubblicato il 06/08/2026
RASSEGNA STAMPA: LA GUERRA DEI DRONI HA RISCRITTO IL RUOLO DEGLI ELICOTTERI
La guerra dei droni ha riscritto il ruolo degli elicotteri militari
Linkiesta.it 06/08/26
Alessandro Cappelli
Il 24 febbraio 2022 trentaquattro elicotteri russi decollarono dalla Belarus diretti verso l’aeroporto di Hostomel, alle porte di Kyjiv. Era una delle operazioni più ambiziose dell’invasione su vasta scala comandata da Vladimir Putin: avrebbe dovuto conquistare lo scalo con un assalto aereo, far atterrare i grandi aerei da trasporto Il-76 e aprire un ponte aereo per accelerare la presa della capitale ucraina. L’attacco riuscì solo a metà. I paracadutisti russi conquistarono l’aeroporto, ma le difese ucraine abbatterono diversi elicotteri e impedirono ai rinforzi di arrivare. Nel giro di poche ore quello che avrebbe dovuto essere il simbolo della guerra lampo di Mosca si trasformò in uno dei primi segnali del suo fallimento. Secondo il think tank britannico Rusi, circa il diciassette per cento degli elicotteri impiegati nell’operazione andò perduto, soprattutto a causa dei missili antiaerei a spalla (Manpads).
A oltre quattro anni di distanza, la battaglia di Hostomel rimane l’ultimo grande tentativo di impiegare gli elicotteri secondo la vecchia dottrina della Guerra Fredda. Dall’americano AH-64 Apache ai sovietici Mi-24, Mi-28 e Ka-52, questi velivoli erano stati progettati per avvicinarsi al bersaglio per dare la caccia a mezzi corazzati o postazioni nemiche, e allontanarsi prima della reazione avversaria. La guerra in Ucraina ha dimostrato che non ci sono più le condizioni per far funzionare questo schema. “L’esperienza dell’Ucraina ha mostrato i limiti della vecchia dottrina, secondo cui corazza, bassa quota e sistemi di protezione di bordo avrebbero consentito agli elicotteri di operare direttamente sopra la linea del fronte”, scrive il sito specializzato ucraino Oboronka. “Il carro armato volante non è diventato inutile, ma ha perso gran parte della sua libertà d’azione”.
La crisi della vecchia dottrina, però, non si deve soltanto ai nuovi missili antiaerei. A cambiare il campo di battaglia è stata soprattutto una rete sempre più fitta di droni da ricognizione, radar mobili e osservatori avanzati. Il cosiddetto cielo basso ormai è sotto costante osservazione, e non c’è mai un momento in cui si può passare inosservati.
Sostituire del tutto gli elicotteri è praticamente impossibile, allora a cambiare è la destinazione d’uso. Già nei primi mesi del conflitto, sia gli equipaggi russi sia quelli ucraini hanno ridotto drasticamente le incursioni oltre la linea del fronte. Invece di avvicinarsi al bersaglio, gli elicotteri hanno iniziato a sfruttare il terreno per rimanere nascosti fino all’ultimo momento, emergere per pochi secondi sopra alberi o rilievi naturali, lanciare i propri missili e tornare immediatamente in copertura. È una tattica che limita l’esposizione al fuoco nemico, ma anche la precisione degli attacchi: spesso gli equipaggi non vedono nemmeno il bersaglio, colpiscono un’area individuata in precedenza e si affidano alle informazioni trasmesse da droni o osservatori a terra.
Anche le armi sono cambiate. La Russia impiega sempre più spesso missili guidati a lungo raggio come l’Lmur, che consentono agli equipaggi di colpire da circa quindici chilometri, restando fuori dalla portata della maggior parte dei Manpads. Secondo la Rand Corporation, questa capacità ha permesso all’aviazione russa di continuare a esercitare una certa pressione sulle forze ucraine senza esporsi direttamente sopra il fronte.
Lo scorso marzo, un equipaggio di un elicottero ucraino Mi-8 ha trascorso tre ore a pattugliare i cieli sopra il Mar Nero, abbattendo dodici droni kamikaze Shahed diretti verso il territorio ucraino. Uno dopo l’altro, l’equipaggio li ha intercettati e abbattuti con il fuoco della mitragliatrice di bordo. L’ex comandante delle forze armate ucraine Oleksandr Syrskyi ha detto che, in alcune aree, gli elicotteri intercettano fino al quaranta per cento dei droni che entrano nelle rispettive zone di ingaggio, un dato che testimonia come questa tattica sia ormai entrata stabilmente nel sistema di difesa aerea del Paese.
Niente più carri armati o bunker tra i bersagli, nessuna operazione di supporto alla fanteria. Oggi una delle missioni più preziose per gli elicotteri è proprio quella di inseguire velivoli senza pilota che volano relativamente lenti, circa centottanta chilometri orari: mentre un caccia rischia di sprecare missili da centinaia di migliaia di euro contro un drone molto più economico, come era accaduto quasi una anno fa in Polonia, un Mi-8 può affiancarlo e abbatterlo con la mitragliatrice di bordo.
L’elicottero è ormai solo un anello di una catena più lunga, fatta di radar, sensori acustici e posti d’osservazione che individuano la probabile traiettoria del drone e guidano il velivolo verso l’intercettazione. “In questo schema”, scrive ancora il sito specializzato Oboronka, “l’elicottero diventa di fatto un gruppo di fuoco mobile in volo”. Può spostarsi rapidamente lungo le rotte dei droni e colpirli nel punto più sicuro, riducendo anche il rischio per i centri abitati.
La nuova vita degli elicotteri è l’ennesimo insegnamento dell’Ucraina all’Europa in materia di guerra sul campo. Kyjiv sta già influenzando altri eserciti. In Austria, per esempio, le forze armate hanno iniziato ad addestrare gli equipaggi degli OH-58 Kiowa e dei Black Hawk all’ingaggio di bersagli aerei durante le esercitazioni nel poligono di Allentsteig. La Francia, invece, ha schierato gli elicotteri d’attacco Tiger in Medio Oriente per proteggere le basi francesi e alleate dagli attacchi dei droni Shahed iraniani. Secondo quanto riferito dallo Stato maggiore francese e dalla Direzione generale degli armamenti, i Tiger hanno intercettato con successo tutti i droni loro assegnati, sfruttando la combinazione tra sensori elettro-ottici, grande manovrabilità e il cannone automatico Giat da trenta millimetri.
Tutti gli elicotteri però sono a loro volta un bersaglio. Negli ultimi due anni l’Ucraina ha documentato diversi attacchi di droni contro elicotteri russi, colpiti soprattutto durante le fasi più vulnerabili del volo: il decollo, l’atterraggio, il volo stazionario o i rallentamenti a bassa quota. E un drone carico di esplosivo può costare poche centinaia di dollari, a fronte dei quindici milioni di un elicottero Ka-52 russo. È la stessa sproporzione economica che ha già messo in crisi i carri armati.
La guerra dei droni non ha del tutto reso obsoleti gli elicotteri, così come non ha eliminato i carri armati dal campo di battaglia. Più che sostituire i grandi protagonisti delle guerre del Novecento, i droni ne stanno riscrivendo il ruolo. L’elicottero non domina più il campo di battaglia come durante la Guerra Fredda, ma continua a esserne uno dei protagonisti, purché impari a combattere in una rete di sensori, guerra elettronica e sistemi senza pilota.






