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Pubblicato il 20/11/2025

RASSEGNA STAMPA- LA NAZIONE PARLA DELLA MANGUSTA 2025 – ESERCITAZIONE “CLASSICA” DEI PARACADUTISTI DELLA FOLGORE

Operazione Mangusta. Impegnati sul campo oltre 1200 militari di sette nazioni
La Nazione 20/11/25
ORLANDO PACCHIANI



La Brigata Paracadutisti Folgore guida l’impegno internazionale Lanci anche notturni allo scalo di Ampugnano e a Pian del Lago «Fondamentale la condivisione del lavoro con forze di Paesi diversi»» Operazione Mangusta Impegnati sul campo oltre 1200 militari di sette nazioni La Brigata Paracadutisti Folgore guida l’impegno internazionale Lanci anche notturni allo scalo di Ampugnano e a Pian del Lago

Uso delle tecnologia, alta capacità operativa, condivisione delle esperienze e delle tecniche, addestramento del fattore umano. L’esercitazione Mangusta è da anni lo strumento con cui la Brigata Paracadutisti Folgore approfondisce tecniche di intervento e rapporti con forze di altre nazionalità all’interno della Nato. In questi giorni – e ancora per una settimana – sono 1200 i militari di sette nazionalità impegnati sul campo, ieri pomeriggio e soprattutto nella notte appena trascorsa con i lanci su Ampugnano e Pian del Lago, con un tipico allestimento interforze: aereo tedesco (un A400) e paracadutisti in gran parte italiani, oltre al personale a terra, in particolare la ’pattuglia guida’ che è chiamata a rilevare le condizioni meteo e del vento per indirizzare correttamente l’aereo.


“Lavorare con altre nazioni – specifica il capitano Diego Meletti – è fondamentale per sviluppare l’interoperatività e affinare procedure condivise da utilizzare in caso di necessità anche all’estero”.

Gli scenari predisposti nei diciotto giorni di esercitazione sono quelli definiti “ad alta intensità’, situazioni tattiche che possono verificarsi in situazioni di combattimento”, spiega il capitano Meletti.


Ad Ampugnano si fanno considerazioni esclusivamente tecniche, com’è naturale, ma è chiaro che gli scenari internazionali sempre più complessi rendono tutto ciò molto più stringente e doveroso della massima attenzione. La Folgore in questo momento è impegnata sul campo solo con alcuni nuclei speciali, pronta ovviamente a entrare in campo laddove ci fosse bisogno, in situazioni che richiedono sempre un alto livello di preparazione anche quando si tratta di schiersi come forza di interposizione.

Non che in questo senso sia cambiato molto rispetto al passato, perché la Folgore ha sempre garantito il massimo della capacità professionale, ma certo i venti di guerra alle porte dell’Europa e nel Mediterraneo sono argomenti che non lasciano tranquilli.


Nella scheda descrittiva dell’esercitazione, si sottolinea che “l’attività addestrativa è stata concepita per testare e migliorare le capacità dei paracadutisti nella pianificazione e nell’esecuzione di operazioni avioportate in scenari di combattimento ad alta intensità”. E quindi vengono “simulati combattimenti sia diurni sia notturni, in ambienti boschivi e sotterranei, garantendo un alto livello di realismo grazie all’uso di munizioni a salve e sistemi di simulazione all’avanguadia”.



Proprio l’aspetto tecnologico e la sua integrazione tra realtà provenienti da Paesi diversi è uno degli aspetti su cui in questi giorni si sta spingendo di più: dai sistemi avanzati di telecomunicazioni satellitari all’impiego di droni. “Le tecnologie – osserva il capitano Meletti – sono un moltiplicatore di forza, uno strumento sempre più essenziale. Vanno utilizzate puntando molto anche sull’aspetto umano, che resta fondamentale”.

Ad appoggiare l’esercitazione, anche altre componenti come l’Aviazione dell’Esercito, l’Aeronautica Militare (“che hanno svolto un ruolo cruciale nel supporto logistico e tattico con l’impiego di elicotteri e velivoli da trasporto”, si specifica), la 2^ Brigata Mobile Carabinieri, per “assicurare le attività di sicurezza e controllo nell’area dell’esercitazione”.

Piccola parentesi quasi off topic sull’area dell’esercitazione, lo scalo di Ampugnano, che continua a ospitare pochi voli privati, come quello che è atterrato ieri poco prima del lancio dei paracadutisti: il vecchio mini terminal che cade a pezzi, all’ingresso dell’area, è uno spettacolo assai poco decoroso. In attesa, dopo un balletto infruttuoso durato decenni, che si capisca dove si andrà a parare, tra l’annunciato progetto Enac, le proteste del comitato contrario allo sviluppo dello scalo, le ipotesi di area sportiva sposate anche dall’amministrazione comunale. Ma questa è un’altra storia, che durerà ancora chissà quanto.


Tornando all’esercitazione, è soprattutto di notte che si sono concentrati i lanci. Del resto, se ’scenario di guerra’ deve essere, è normale che debbano essere ripodotte situazioni più simili possibile al lancio in un’area di combattimento e quindi potenzialmente ostile. “In questo caso ma anche in tutte le altre tipologie di attività – afferma il capitano Meletti – vengono messe in atto azioni rapide su obiettivi specifici, oppure imboscate. È il modo migliore per testare ogni anno la capacità delle truppe in un àmbito anche di carattere internazionale”.

Perché l’auspicio è che queste esercitazioni non debbano mai tradursi in pratica. Ma poiché non dipende solo da noi, è necessario che il livello di preparazione e coordinamento internazionale sia sempre altissimo. Come emerge da Mangusta 2025.

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