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Pubblicato il 10/07/2024

RASSEGNA STAMPA- UCRAINA- GLI UOMINI BOMBA di Gianluca De Feo


La Repubblica.it 10/07/24
Gli uomini-bomba, l’ultima arma di Putin nel conflitto ucraino
di Gianluca Di Feo



Sono soldati che gettano tritolo e mine nelle postazioni difensive di Kiev cercando di scappare in tempo. Una tecnica pericolosa per i militari e obsoleta usata anche dai tedeschi a Cassino 10 Luglio 2024 alle 08:48 2 minuti di lettura Gli uomini-bomba sono gli ultimi protagonisti dell’offensiva russa. Soldati che da soli si avvicinano alle postazioni difensive ucraine, spesso piazzate all’interno di ville o di palazzine isolate nella periferia dei centri del Donbass che oggi formano la linea del fronte. Poi gettano all’interno di una finestra uno zaino pieno di tritolo o una mina antitank.

E cercano di scappare prima che l’esplosione demolisca l’edificio, uccidendo i suoi occupanti. Ritorno al passato Azioni del genere sono tipiche dei combattimenti casa per casa del passato.

Ottant’anni fa i parà tedeschi usavano tascapane zeppi di ordigni negli scontri tra le rovine di Cassino, soprattutto nella sfida per il controllo del Castello, mentre i granatieri della Friuli li hanno impiegati durante l’assalto finale alla linea Gotica per smantellare i bunker germanici sul fiume Senio.


Erano scene che si leggevano nei libri di memorie o si vedevano nei film: all’inizio di “El Alamein”, pellicola del 1969, c’è un sergente dei bersaglieri interpretato da Enrico Maria Orsini che fa la stessa cosa contro un nido di mitragliatrici britanniche. Adesso invece queste incursioni vengono riprese in tempo reale dai droni che sorvegliano il campo di battaglia. I video Il primo video è trapelato una settimana fa: un guastatore russo striscia lentamente lungo i muri poi butta una borsa esplosiva all’interno di un casale a New York, un minuscolo villaggio ucraino in posizione strategica sul fronte di Donetsk.

Lo scoppio frantuma le pareti e provoca una nuvola scura, che sembra inghiottire anche il soldato.


La sequenza è stata commentata con sarcasmo da diversi canali social della propaganda ucraina: “A Mosca sono così disperati da obbligare i fanti a compiere missioni suicide”.

Oppure: “A dimostrazione del fatto che i russi sono terroristi, ora mandano i kamikaze”.

Mosca nega Invece i media vicini al Cremlino, come WarGonzo, sostengono che l’uomo è sopravvissuto anche se ha riportato una commozione cerebrale per l’onda d’urto.

Nel suo caso, l’innesco a scoppio ritardato sarebbe stato programmato male, senza dargli tempo sufficiente per allontanarsi: una “miccia corta” – termine reso popolare da “Giù la testa” di Sergio Leone – come quella che impedì nel 1706 a Pietro Micca di mettersi in salvo dopo avere fatto saltare in aria parte dei sotterranei dei bastioni di Torino, morendo dopo due giorni di agonia. Il dibattito su questo raid ha spinto a diffondere online altri video, tutti ripresi dai droni, di attacchi simili: alcuni riguardano l’avanzata del Battaglione Somalia, un reparto della repubblica secessionista filorussa di Donetsk, che spazza via i capisaldi ucraini con incursori solitari armati di bombe o mine.


Sono sempre privi di kalasnikhov, perché il fucile ostacolerebbe i movimenti. In una occasione è necessario lo scoppio di due ordigni prima che dall’interno smettano di sparare.

In un altro caso, il gustatore corre contro la villetta-fortino dopo che un colpo di mortaio piovuto sul tetto aveva obbligato gli occupanti a cercare riparo.

Nel Battaglione Somalia – un’unità creata nel 2014 con divise improvvisate che ricordavano i pirati somali, accusata di crimini e di ideali nazisti – queste azioni solitarie vengono chiamate “il gioco del rugby” perché bisogna correre a zigzag evitando il fuoco di mitragliatrici e cecchini. Una guerra di logoramento Quella ucraina ormai è una guerra dip logoramento, combattuta nelle trincee o nelle strade dei centri urbani.


Le nuove tecnologie finora non sono in grado di sopraffare bunker e nuclei di resistenza: i droni killer volanti hanno testate esplosive ridotte e i robot terrestri kamikaze non hanno dato prova di efficienza. Così, nella ferocia della lotta ravvicinata, i due eserciti, ma soprattutto quello di Mosca, riscoprono tattiche primordiali.

Si è visto con i “tank tartaruga” rivestiti da un guscio di lamiera per fermare i quadricotteri o con le squadre d’assalto a bordo di moto enduro che vanno alla carica in campo aperto. Ora è la volta degli uomini-bomba che ripetono un secolo dopo le azioni temerarie degli Arditi: un altro piccolo segnale di come il conflitto stia resuscitando le pagine più sanguinose della nostra storia.

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