Pubblicato il 01/09/2025
RASSEGNA STAMPA- UNA AMMALATA DI MIELOMA RINGRAZIA TRAMITE NICOLA PORRO IL REGGIMENTO LOGISTICO FOLGORE
CORTESIA NICOLAPORRO.IT
Vi racconto il mio mieloma e il “miracolo” dei soldati della Folgore
Nicola Porro 01/09/25
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule, cellule del midollo osseo deputate alla produzione di anticorpi per combattere le infezioni.
Quando diventano tumorali, queste cellule proliferano in modo incontrollato, ostacolando la normale produzione delle cellule del sangue e provocando sintomi come dolori ossei, anemia, infezioni frequenti, problemi renali e una profonda stanchezza.
È una malattia che colpisce più frequentemente uomini anziani, ma nel mio caso ha ignorato ogni statistica: ero una donna di poco più di quarant’anni. Con queste parole mi fu diagnosticato il mieloma multiplo.
Il dolore alle ossa era lancinante, le energie quasi del tutto esaurite.
Non potevo permettermelo, con cinque figli e un lavoro da architetto.
È dura: ti crolla il mondo addosso, vorresti mollare tutto e lasciarti andare. Ma è più forte la Vita.
Perché non siamo fatti per la morte.
Così è iniziata la mia battaglia, che ancora oggi continua: cicli infiniti di chemioterapia, esami, due autotrapianti.
Ma anche tanta competenza e umanità, grazie al dottor Alterini e alla sua equipe di oncoematologia di Careggi, a Firenze. La lotta contro i tumori del sangue è difficilissima, soprattutto per chi non può accedere all’autotrapianto di midollo e necessita invece di un donatore compatibile. E questi donatori sono rarissimi: veri ‘eroi’. È qui che la battaglia diventa ancora più accesa: oltre a combattere la malattia, devi anche sperare di trovare qualcuno compatibile con te.
Durante le mie lunghe e profonde conversazioni con don Francesco – che ha accompagnato spiritualmente me, mio marito e tutta la nostra famiglia in questo cammino in salita – ci siamo chiesti:
“Cosa possiamo fare per tutti quei compagni di avventura che ho conosciuto in ospedale e che hanno bisogno di un donatore? Chi può essere un potenziale donatore di midollo osseo?”.
In quel periodo, il mio figlio più grande frequentava l’Accademia Aeronautica. Tutti i suoi colleghi si sono offerti spontaneamente di donare il proprio midollo, se ce ne fosse stata la necessità.
Tutti ragazzi giovani, con grande spirito di sacrificio e senso del dovere.
Da qui la risposta: giovani sotto i 35 anni, in buona salute, con uno stile di vita sano e – soprattutto – motivati a servire gli altri.
E lui, che è cappellano militare, ha detto: “Coinvolgiamo i soldati!”. Per dare un contributo anche spirituale ed estetico a questa causa, don Francesco ha pubblicato un libro di poesie, destinando il ricavato al sostegno della ricerca e della cura del mieloma multiplo e degli altri tumori del sangue. Ha poi presentato il libro – Fuochi d’autunno – in tutta Italia, spesso nei reparti militari. In particolare, ricordo la presentazione al Reggimento Logistico ‘Folgore’ di Pisa: tra letture e commenti alle poesie, il Prof. Buda dell’Università di Pisa spiegò cosa sono i tumori del sangue e come si può diventare donatori. Si inizia con un semplice prelievo del sangue o della saliva, che permette di stabilire il grado di compatibilità tra il donatore e i pazienti in attesa di un trapianto di midollo. Il donatore viene quindi inserito nel Registro Italiano Donatori Midollo Osseo e, se viene riscontrata una compatibilità con un paziente, viene contattato per ulteriori analisi.
Era il 2018.
Da allora, centinaia di militari di quel reggimento si sono presentati per essere tipizzati, diventando testimoni e protagonisti di tanti piccoli miracoli quotidiani. Oggi, Pisa è la prima città in Italia per numero di donatori di midollo osseo. Ho raccontato questa storia al ministro Crosetto e sono in attesa di essere ricevuta, perché il ‘miracolo’ dei militari del Reggimento Logistico di Pisa possa diventare un modello per tutti i militari italiani.
D’altronde, ogni malattia è una guerra.
E chi meglio dei nostri eroi in divisa può combatterla insieme a noi? Vorrei che questa storia non restasse un caso isolato. Vorrei che diventasse un modello replicabile ovunque. Perché ogni paziente in attesa merita una possibilità.
E ogni giovane in salute può diventare quell’unica, fondamentale possibilità.
Elena Del Rosso






