Pubblicato il 11/06/2026
RECENSIONI- “VENT’ANNI”- LA TRAGEDIA DELLA MELORIA NEL RICORDO DI ARTURO DEIANA – NEL CUORE DELLA SORELLA MARINA
VENT’ANNI
di Maria Rita Contu
Brè Edizioni
Recensione di Luisella Caria
La tragedia della Meloria rivive attraverso il ricordo di Arturo Deiana. È la sorella Marina ad affidarlo alla penna sapiente della scrittrice Maria Rita Contu, che ne rielabora lo stato d’animo riportandolo nel suo libro fresco di stampa, Vent’anni della Brè Edizioni. È la storia di un giovane che affronta la vita per andare incontro ad un destino crudele contro il quale si infrangono i suoi sogni e viene dipanata attraverso gli avvenimenti che hanno caratterizzato la società di quell’epoca descritta mirabilmente con estrema cura. La narrazione di persone, oggetti, luoghi e sentimenti appare come un quadro pittorico che trova la forza di uscire dalla tela per introdursi nell’animo di chi legge riuscendo a penetrare nella lacerazione dolorosa che avviene quando qualcuno se ne va soprattutto in seguito ad una tragedia che, come in questo caso, ha colpito tante giovani vite.
Maria Rita Contu diventa depositaria dei segreti della famiglia Deiana e, scorrendo le pagine di questo libro, ti regala la sensazione che fatti drammatici riportano alla mente i tanti ricordi archiviati nello scrigno della memoria che non è giusto tenere per sé ma è un gesto generoso esternarli e condividerli perché a chi legge sia consentito aprire un varco in un mondo privato, che di colpo diventa pubblico, e penetrare in un passato ancora vivo con un forte coinvolgimento emotivo. È quello che ha fatto Marina, che, ripercorrendo i ricordi di una bimba, ha attraversato la storia della sua famiglia demarcando significativamente il “prima” e il “dopo”, un confine immaginario tra il prima del 9 novembre 1971 e il dopo, quando tutto cambia e la vita di ciascuno di coloro che hanno vissuto un lutto così lacerante diventa buia e priva di gioia: “Nulla sarebbe stato più come prima”.
Ci sono sentimenti celati da una grande dignità che l’autrice riesce a far emergere anche nella descrizione poetica dei luoghi intrisa da eventi storici lontani nel passato ma ancora vivi nella memoria di chi li ha sentiti raccontare.
La tragedia della Meloria attraversa tutta la narrazione e viene riferita puntualmente con certosina precisione che l’autrice riporta con scientificità storica dopo aver esaminato fonti documentarie, cronache d’epoca e testimonianze dirette, senza tralasciare gli aspetti sociali e morali che hanno caratterizzato quegli anni. La descrizione dell’evento “Gesso 4 non risponde” avviene con minuziosa ricchezza di particolari anche nei dettagli delle operazioni di recupero e riporta il dramma dei familiari sconvolti da un tragico destino che li ha privati dei propri ragazzi che, all’alba di una giornata novembrina, invece di librarsi in cielo sorretti dal bianco nylon del paracadute si sono inabissati nelle acque gelide di un mare infido, ingannando i sogni di giovani che andavano incontro alla vita con la spensieratezza dei loro Vent’anni.
La storia di Arturo è simile a quella di tanti giovani pieni di entusiasmo che affrontano la propria crescita con la speranza di realizzare i loro sogni. È un inno alla vita che esalta gli avvenimenti vissuti nella spensieratezza dell’infanzia e della gioventù fino alla maturità fatta di consapevolezza che gli deriva dagli austeri insegnamenti dei genitori per i quali l’onestà, la lealtà, la famiglia e il lavoro sono valori indispensabili. La sua avventura nella vita inizia con l’infanzia: ci sono pagine di alta intensità poetica che descrivono un mondo povero e bucolico in cui trionfa una natura esplosiva che riesce ad infondere un senso di serenità con la presenza di un mare cristallino circondato dai ginepri piegati dal vento.
Poi c’è l’opportunità della famiglia di trasferirsi alla ricerca di un futuro migliore con un Arturo che, diventato maturo e consapevole, affronta le sue nuove responsabilità fino all’arrivo della famosa cartolina precetto. Ed ecco aprirsi per lui un mondo nuovo, l’orgoglio di appartenenza al Corpo dei Paracadutisti di cui avverte il prestigio e la fierezza di farne parte. Vive la vita militare con orgoglio e nelle sue lettere si avverte una certa autostima per essere riuscito a superare prove difficili che bloccano l’accesso a tanti che desiderano entrare in quel Corpo prestigioso.
Lui ce l’ha fatta, lui è un Paracadutista che non vede l’ora di condividere con i suoi compagni l’emozione dei lanci.
Poi arriva il giorno in cui i sogni si infrangono dentro la carlinga di un aereo che si inabissa nel Tirreno, c’è il dolore taciuto, il dolore espresso, il dolore manifestato, l’attesa e.…quella corrente fredda che attraversa l’animo e ti entra dentro per pietrificare il cuore. È in questo silenzio che il ricordo continua a vivere, consegnando al lettore una memoria che non può e non deve svanire.
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