Pubblicato il 12/03/2026
STUDIO SOCIOLOGICO SULLA CULTURA MILITARE DA PARTE DI DUE PROFESSORI UNIVERSITARI

Facendo una ricerca nella rassegna stampa a pagamento di cui disponiamo, abbiamo trovato un lungo articolo dedicato alle Forze Armate dal titolo “Quando il neofascismo entra in caserma” apparso su Infoaut “informazione di parte” del 12/03/26
Eccone il riassunto:
I sociologi Charlie Barnao ( nella foto in alto l’ immagine che appare ricercando il suo nominativo su google, come presentazione di un video Youtube sulla sociologia, ndr) e Pietro Saitta, foto sotto, si sono dedicati alla sociologia della cultura militare, con particolare riferimento al loro studio intitolato “Autoritarismo e costruzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane”.
La ricerca si concentra sulla Brigata paracadutisti Folgore e utilizza una metodologia mista che combina l’autoetnografia (basata sull’esperienza diretta di uno degli autori) e numerose interviste.
Ecco i punti principali dell’analisi:
La caserma come “Istituzione Totale”
Gli autori definiscono il contesto militare come un’istituzione totale, dove l’individuo viene isolato dal mondo esterno per essere completamente riprogrammato. L’apprendimento dell’aggressività e l’obbedienza gerarchica non sono casuali, ma obiettivi deliberati dell’istituzione.
Le tre fasi della risocializzazione
Il processo di trasformazione dell’identità del soldato avviene attraverso un percorso strutturato:
Separazione: Il neofita viene privato della sua identità civile e dei suoi riferimenti personali attraverso pratiche destabilizzanti volte a uniformare il gruppo.
Transizione: Caratterizzata da una forte pressione psicologica. In questa fase, l’allievo dipende totalmente dalla figura dell’istruttore, che esercita un potere assoluto.
Aggregazione: Il soggetto acquisisce una nuova identità militare, sancita da simboli e rituali di appartenenza che lo reintegrano nella comunità dei pari.
Rituali e disciplina: la “pompata”
Lo studio identifica in pratiche come la “pompata” (flessioni sulle braccia imposte come sanzione) uno strumento chiave. Questi atti non sono semplici esercizi fisici o punizioni, ma rituali identitari che servono a:
Interiorizzare la subordinazione all’autorità.
Celebrare la resistenza fisica e la durezza come valori.
La personalità autoritaria
Barnao e Saitta collegano i loro risultati alle teorie di Theodor Adorno sulla “personalità autoritaria”. Il modello educativo osservato tende a produrre individui caratterizzati da:
Sottomissione cieca alla gerarchia.
Rigidità ideologica e predisposizione all’aggressività.
Esaltazione della forza fisica e della disciplina.
Infine, la ricerca evidenzia una preoccupante e crescente continuità tra la cultura militare e quella delle forze di polizia, suggerendo che questi modelli comportamentali e identitari stiano superando i confini strettamente bellici per influenzare anche altri apparati dello Stato






