ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 10/02/2018

ETICA , ESTETICA E COMPORTAMENTI DEL PARACADUTISTA IN CONGEDO di Corrado Corradi

Corrado Corradi, Ufficiale incursore in congedo e per 10 anni agente dei servizi di sicurezza italiani in Medio Oriente , ci invia alcune osservazioni che condividiamo al cento per cento e chew insieme a noi condividono molti, moltissimi Paracadutisti in servizio:


Caro CongedatiFolgore ,
Dopo aver bazzicato il nostro associazionismo per il piacere di ritrovare vecchie amicizie e partecipare a ricorrenze ed eventi che ci coinvolgono adesso con lo stesso sentimento di allora, ho ritenuto la spiacevole sensazione per cui pochi riescono a far fare la figura da «grandguignol»* alla moltitudine seria.
(*L’aggettivo granguignolesco è divenuto nel tempo sinonimo di macabro o cruento o comico. Deriva dal nome di un teatro parigino, ndr.)

Come vedi, anzi leggi, la mia intenzione é di evitare i giri di parole e a costo di essere crudo (tra commilitoni si dice pane al pane e vino al vino) ecco che elenco quello che mi ha colpito negativamente:

La forma; siamo tutti borghesi pertanto é impensabile l’uniformità da «divisa», inoltre sarebbe fuori luogo e tempo, tuttavia, il fatto di calzare il basco deve indurre chi ha veramente a cuore il suo passato di paracadutista militare a ricercare una dignità nel vestire civile e nella cura del corpo; non si tratta di indossare il frac e nemmeno di sfumare i capelli alla umbertina ma sicuramente non ci si puo’ presentare con il basco in testa, il giubbotto bomber e i jeans inseriti negli stivaletti da lancio e magari anche con la barba incolta e perché no ? con un po’ di panzetta. Perché quell’atteggiamento non fa «guerriero che ha smesso di combattere ma che é sempre pronto a ricominciare», fa solo fare la figura del grandguignol a chi é stato (o millanta di essere stato) un paracadutista militare.

Il nostro grido di guerra, FOLGORE! E’ un grido serio, dannatamente serio, che rimanda al sacrificio di chi ci ha creduto prima di noi e prima di noi e meglio di noi ha saputo combattere e morire per la patria. E come tutte le cose serie deve essere preservato per evitare che si inflazioni. Non si puo’ urlare a schiovere «FOLGORE!»; e quando lo si urla , lo si urla una volta sola, definitiva, perché quell’urlo non innesca o conclude delle chiacchiere, é un urlo che sintetizza lo spirito di sacrificio, il coraggio, l’amor patrio, la devozione alla bandiera, insomma il meglio di chi ha scelto la via del guerriero moderno, il paracadutista militare. Il contrario di tutto cio’ é la ripetizione urlata di «parà –folgore» che, piaccia o no, fa passare uno spiacevole senso grandguignolesco (tra l’altro, che cappero centra urlare Parà per sollecitare il Folgore?).


Mi dispiace se qualcuno (che indossa il bomber e urla folgore più del dovuto) si sentirà offeso ma, nella loro apparente banalità, quegli aspetti che ho elencato attengono alla forma e la forma sottende la sostanza; noi congedati rappresentiamo i Paracadutisti che furono e che saranno, quelli già caduti in combattimento e quelli che cadranno, non possiamo permettere nemmeno lontanamente che qualcuno ci scambi per dei cialtroni.

Riporto un brano di uno scrittore «Erwan Bergott» che ha scritto un libro intitolato «Les Paràs» che ha condizionato non poco la mia gioventù:
« … mais les paràs qui regardent le ciel sans rougir et la terre sans pàlir, ont fait de leurs combats plus qu’une légende, autre chose qu’un symbole, un heritage celui qu’ils assument en coiffant le beret rouge»
(libera traduzione: «… ma i paràs che guardano il cielo senza arrossire e la terra senza impallidire, hanno fatto dei loro combattimenti più di una leggenda, qualcosa che va oltre il simbolo, una eredità, quella che assumono indossando il berretto rosso») .

Corrado Corradi

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