ADDESTRAMENTO

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Pubblicato il 27/08/2012

IL FATTORE EL ALAMEIN NELLA FOLGORE DI OGGI


IL FATTORE EL ALAMEIN
Lunedì, 27 Agosto 2012

IL FATTORE EL ALAMEIN
I paracadutisti della Folgore in azione in Afganistan

di Walter Amatobene

Ho seguito tempo fa una conferenza all’Accademia militare di Modena dal titolo “Il fattore El Alamein”. Relatore un Ufficiale dei paracadutisti in congedo, ora professore Filosofia del diritto all’università di Trento, Maurizio Manzin, studioso della storia della Folgore. Parlava ai Cadetti futuri comandanti dell’ Esercito di quella inspiegabile forza interiore –tutt’ora oggetto di studio anche in alcune accademie militari occidentali tra cui West point- che caratterizzava la Folgore sul campo di battaglia, nonostante fosse falcidiata dalla sete, dal tifo, dal nemico e dalla fatica sovrumana di giorni interi senza dormire. Un DNA forte, il loro.

Questo ineffabile “fattore El Alamein” è arrivato fino all’Afganistan. Ne sono stato testimone diretto. Per una settimana ho voluto dimenticare di essere stato uno di loro, passando alcuni giorni nei loro fortini con l’occhio malizioso e con la frase sempre pronta in fondina: “ai miei tempi si, che le cose andavano meglio”. Mi sono ricreduto fin dalle prime ore e fino all’ultimo giorno. Mi viene in mente una frase del loro Comandante di Brigata: “sarò all’altezza dei miei uomini? ”. Parlando ai giornalisti, si riferiva alla capacità tecnico-militare, alla reattività, allo spirito di servizio e di sacrificio, alla selettività ed equilibrio delle risposte alle minacce -che non hanno mai provocato morti tra i civili-. I suoi paracadutisti sono sotto attacco fin dal primo giorno di missione (di calendario). Non tutti gli episodi li abbiamo letti sui giornali, tanto erano frequenti. Ho sentito casualmente la registrazione di una conversazione di un capo pattuglia –giovane maresciallo- mentre coordinava la risposta dei suoi uomini ad un violento attacco di RPG e armi leggere: se ne deducono una grande lucidità e capacità di comando. L’attacco è stato sventato e il contrattacco ha neutralizzato la minaccia, senza feriti tra i nostri.

Erano talmente vicini che in alcuni casi hanno usato le pistole e le bombe a mano per respingerli. Poi hanno continuato la pattuglia, dimostrando di non avere paura di un nuovo incontro ravvicinato con gli insorgenti. In passato sarebbe stato ordinato il ripiegamento e il rientro alla base. Con loro in azione si può chiedere di andare avanti. I paracadutisti, addestrati da sempre a lavorare in piccoli nuclei in aree ostili, sono stati la risposta migliore alla progressiva sottrazione del territorio da parte delle forze contrarie alla pacificazione. A Bala Murghab, ad esempio, il 183mo Reggimento “Nembo” della Folgore al suo arrivo ha trovato i talebani a poche centinaia di metri dalla base, con tanto di bandiera con versetti del corano issata per sfida e i cecchini al lavoro, giorno e notte. Dopo aspri combattimenti e accordi con i capi villaggio, la popolazione di quell’area può contare su una relativa tranquillità e ha potuto votare. Nei fortini ho visto condizioni operative ai limiti della sopportazione, tra caldo asfissiante a cinquanta gradi, polvere dappertutto, turni di pattuglia 24 ore al giorno, strade costellate di ordigni improvvisati e la presenza inquietante del “nemico” a pochi metri. Per non parlare dei comfort quasi inesistenti, a parte qualche moka elettrica e l’iniziativa di qualche paracadutista che ha creato piccole piazzette di ritrovo, ombreggiate da paracadute in disuso.

Ragazzi che da 160 giorni sopportano quelle condizioni di vita con serenità, motivazione e capacità professionale. A fine luglio si sono costruiti, dal pavimento fino al tetto, una postazione internet, con l’arrivo del collegamento satellitare. C’è chi si è spaccato le mani per farlo. Letteralmente. Così come quelli che hanno scavato l’argilloso terreno del campo a colpi di pala, piccone e sudore per costruire le canalizzazioni dell’acqua e delle fogne. Ho assistito all’arrivo di una colonna di rinforzo per le elezioni, dopo tre giorni di viaggio con attacchi e imboscate. Prima di ogni altra cosa i paracadutisti del 186mo reggimento, di rinforzo al 183mo, hanno issato le bandiere delle compagnie. Comportamenti che indicano un attaccamento alla Folgore senza il quale i risultati non sarebbero così brillanti. Stanchi, impolverati e bersagliati da un sole impietoso, erano un’unica squadra. Non scrivo allegra, perché potreste pensare a esaltati, ma, per un paracadutista, più le condizioni operative sono difficili e meglio viene fuori il lungo e selettivo addestramento avuto in Patria. E serve ancora una volta il fattore El Alamein per spiegare il comportamento di quei feriti che hanno rifiutato di rientrare in patria per una comoda convalescenza. Mi ha colpito la serenità e la semplicità con cui mi spiegavano il motivo: “qui ci sono i miei colleghi, i miei fratelli. Non posso lasciarli soli”. Già , semplice a dirlo, ma rinunciare a un rientro a casa dopo mesi in quelle condizioni, non è facile. E che dire di quei feriti più gravi, che sulla rampa del C130j che li ha riportati in patria, chiedevano di rientrare in Afganistan? Ricordate tutti l’urlo “FOLGORE” del guastatore paracadutista con problemi alla colonna vertebrale, dopo essere saltato su un ordigno a Farah, sede di un altro fortino sotto tiro. Ha salutato così il picchetto dei colleghi a Ciampino.

Mentre scrivo, mi giunge notizia della sua ennesima richiesta di rientrare in servizio al più presto, ripetuta al Ministro Larussa durante una sua visita al Celio dov’è ricoverato. Una capo squadra mortai del 183mo reggimento, atletica e sorridente, mi ha detto :“non vado in licenza proprio adesso che c’è tanto lavoro”. Si riferiva agli attacchi notturni e alle elezioni imminenti che richiedevano uno sforzo aggiuntivo. Il suo plotone si è distinto per i centri al primo e secondo colpo sui bersagli indicati dai colleghi del 185° Reggimento acquisizione obbiettivi . I paracadutisti del suo plotone non hanno voluto scattare la foto di gruppo senza di Lei. Segno che si è guadagnata il loro rispetto non solo formale. Altro ingrediente del fattore El Alamein:una regola non scritta dice che i paracadutisti “stimano” il grado se è portato da chi se lo guadagna sul campo. E chiedono l’esempio. Gli ufficiali e sottufficiali educano i loro uomini. Gli Uomini educano i loro Ufficiali e sottufficiali. Regola non scritta. Devo continuare?