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Pubblicato il 04/10/2019

IL BLINDATO LINCE “AL LAVORO” ANCHE IN SOMALIA SALVA LA VITA AI NOSTRI

di Corrado Corradi


Grazie Lince… penso sia proprio il caso di dirlo.

Due Lince in dotazione alle nostre FF.AA. che in Somalia addestrano le locali Forze di Sicurezza sono stati coinvolti in un attentato con uso di esplosivo.

Nessuna vittima tra “i nostri”, probabilmente un persistente sibilo nelle orecchie per qualche giorno ma niente di più grave… e un Lince accartocciato.
Per cui, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla efficacia operativa di tale mezzo, di produzione patria, che coniuga protezione e agilità, se lo tolga.

La detonazione deve essere stata particolarmente forte perché risulta aver danneggiato seriamente gli edifici circostanti il “fulcro” dell’attentato, immancabilmente rivendicato dal movimento jihadista Al Shabab il quale non ha mancato di calcare la mano sul fattore propaganda asserendo che il bilancio di quell’azione “eroica” (ma vah!?) sarebbe di diversi soldati “kafir” uccisi, invece… grazie Lince.
Ma anche grazie anche allo spirito di abnegazione, al coraggio e alla professionalità dei nostri ragazzi i quali, senza drammatizzare, affrontano la fatica fisica e psicologica che comporta l’essere in zona d’operazione.

Le agenzie evidenziano la concomitanza con il “Somalia Partnership Forum” che si svolge a Mogadiscio a partire dal 01 ottobre e al quale prenderanno parte gli stati dell’Africa orientale e le delegazioni della comunità internazionale…
Ma farebbero bene anche ad evidenziare che l’attentato contro gli italiani (fortunatamente senza vittime), avviene dopo un attacco ben più articolato contro la base delle Forze statunitensi in Balidogle (un centinaio di km a NW di Mogadiscio), il che testimonia della capacità di Al Shabab di essere in grado di coordinare e condurre azioni diverse in diverse località… chiaro indicatore di capacità operative non trascurabili soprattutto se si tiene conto che è dal 2017 che questo movimento jihadista, assieme ai rimasugli di Al Qaida, è sottoposto ad azioni di “search and destroy” aeree e terrestri che evidentemente non devono aver prodotto l’effetto sperato.

Inoltre, a futura memoria, è bene anche tener presente che il 22 settembre scorso Al Shabab aveva condotto un altro attacco con autobomba contro la base El Salini e, mi sembra, una settimana prima aveva attaccato un convoglio di AMISOM asserendo di aver ucciso 14 militari del Burundi (in realtà i morti erano solo – si fa per dire – tre), il dato operativo che balza all’occhio è che in Somalia le Forze ivi impiegate controllino a malapena i centri urbani e non abbiano il controllo del territorio extraurbano che costituisce la retrovia ove Al Shabab recupera le capacità operative, si rifornisce e pianifica gli attacchi nei centri urbani… è il vecchio adagio che si ripete: va bene bombardare ma se non metti il “boot on the ground” non serve a molto.