EL ALAMEIN

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Pubblicato il 26/09/2019

IL GUIDONE DEL V BATTAGLIONE DI EL ALAMEIN TRAFUGATO DALLA LEGIONE SI TROVA AL MUSEO DI PARIGI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE.


Il guidone del V battaglione paracadutisti nel museo militare di Parigi. I francesi le buscarono all’Himeimat: come fecero a entrare in possesso del nostro guidone?

Di Alessandro Betro’

BRUXELLES- Il Capitano paracadutista Paride Minervini, ci ha fatto pervenire una foto che ha scattato durante una visita al museo de l’Armée di Parigi. L’ufficiale, veterano del V Battaglione/186 Reggimento “Folgore”, ha trovato e fotografato nella sezione dedicata alla guerra di liberazione francese nientemeno che il guidone del V Battaglione paracadutisti della Divisione Folgore, durante la Seconda Battaglia di el Alamein.
L’iscrizione del museo ci dice che l’oggetto è stato “preso” all’Himeimat da Pierre-Jean Bourgoin e, in seguito, donato al museo dalla sua signora.
Nella stessa bacheca sono esposte tre mostrine evidentemente strappate dalla giacca di altrettanti paracadutisti. I tre trofei sono stati a loro volta donati al museo da un certo Charles de Testa du Frac.
Dopo l’ovvio sgomento nel vedere un oggetto che senti proprio (chi scrive ha servito il V Battaglione per tre lustri) sono seguite accanite ricerche per capire come avesse potuto finire in un museo francese il “nostro” guidone poiché, è universalmente riconosciuto, i francesi all’Himeimat le presero di santa ragione!
Alcune fonti francesi consultate all’uopo descrivono i fatti d’arme accaduti a Naqb Rala, il 23-24 ottobre 1942, con il nome “Battaglia di Qaret el Himeimat”. A questo punto è doveroso un approfondimento su quello scontro.

SITUAZIONE

La zona dell’Himeimat rappresentava il margine meridionale della linea difensiva italo-tedesca. Nell’area, a difesa di una linea di circa sei chilometri, vi erano 400 paracadutisti del V Battaglione/186 Reggimento, comandati dal Ten. Col. Giuseppe Izzo, figura eccelsa del paracadutismo militare italiano. Oltre allo spregiudicato coraggio e all’armamento individuale leggero (MAB 38 e moschetto di cavalleria 91/38), i paracadutisti avevano a disposizione diciassette cannoncini controcarro da 47/32 (l’elefantino), nove mitragliatrici Breda e appena tre mortai da 81 mm. Come supporto di fuoco, gli uomini del V, potevano disporre di un Gruppo d’artiglieria dotato di cannoni da 75 mm (le cui bocche da fuoco erano orientate a nord-est), di una Batteria da 75 mm e una Compagnia mortai da 81 mm entrambe divisionali. Nell’area stanziava anche una Batteria da 88 mm tedesca che, per inspiegati motivi, si mosse verso nord senza aver informato gli italiani proprio all’inizio dell’attacco francese. Il morale dei paracadutisti italiani era altissimo, infatti, erano pronti e psicologicamente ben preparati a fronteggiare qualsiasi tipo di attacco.
La controparte francese era composta dalla 1^ Brigata delle Forze Francesi Libere (FFL) al comando del Generale Marie-Pierre Kœnig, ufficiale alsaziano che solo due anni prima, nel luglio del 1940, era appena Capitano. Il Generale Kœnig aveva assegnato il compito di attaccare lo schieramento difeso dai parà del V Battaglione al principe georgiano Dimitri Amilakhvari, fuggiasco in Francia dopo che l’Armata Rossa aveva occupato il suo Paese nel 1921. La Task Force a disposizione di Amilkhvari comprendeva due battaglioni stranieri della 13^ DBLE (Demi Brigade Legione Etrangere), il 1 Reggimento artiglieria francese, il 3 Reggimento artiglieria britannico, un Battaglione di fanteria di marina, la 1^ Compagnia carri, fresca di linea ed equipaggiata con carri Crusader, una Compagnia contro-carri e vari trasporti e collegamenti. Il totale delle forze in campo faceva cadere l’ago della bilancia in netto favore francese dato che i loro effettivi ammontavano a circa 1300 uomini contro i 400 paracadutisti a disposizione del Ten. Col. Izzo.

MISSIONE
I francesi avrebbero dovuto spazzare via dalla piana di El Taqa il X Corpo d’Armata italiano.
Ecco, appunto….avrebbero dovuto!

ESECUZIONE
L’attacco francese prevedeva tre fasi: durante la prima si doveva occupare Naqb Rala, nella seconda si dovevano eliminare le difese a Qaret el Himeimat e quindi ricongiungersi con i britannici della 7^ Divisione Corazzata, continuare lo sforzo verso nord fino a Naqb el Khadim e infine consolidarsi sul posto. Un compito sulla carta molto ambizioso che lo stesso Ten. Col. Amilkhvari ebbe a commentare cosi: “non è la prima volta che mi si chiede qualcosa d’impossibile: ma questa volta è talmente difficile che riuscirà sicuramente” . Evidentemente il principe georgiano non aveva la benché minima idea del valore degli uomini che aveva di fronte!

INIZIA L’ATTACCO

Alle ore 19:15 del 23 ottobre, divisi in due gruppi di manovra i francesi iniziarono l’avvicinamento da sud verso Naqb Rala.
Alle ore 23:00, raggiunsero un vasto campo minato posto tra la depressione di el Qattara e Naqb Rala stessa. Già qui, incominciarono i primi problemi: saltarono, infatti, le comunicazioni radio con gli altri Reparti e con la propria artiglieria, quindi la manovra proseguì per l’iniziativa di gruppi isolati. E gli italiani? Come si erano preparati all’attacco?
A onor del vero, lo schema difensivo attuato dal Ten. Col. Izzo era tutto propenso verso est: con la XIV Compagnia posizionata a Qaret el Himeimat, e poco più arretrate la XV Compagnia sul dosso del bersagliere e la XIII Compagnia nel settore più meridionale.
Izzo, infatti, sentendosi relativamente coperto dalla conformazione del terreno, che a sud scendeva dolcemente verso la depressione di el Qattara, aveva destinato in questo settore qualche “elefantino” e un centinaio di uomini, come lui stesso ha raccontato nel libro Takfir: “valutai che il pericolo per la difesa delle posizioni…era rappresentato proprio da quella rampa…il nemico attraverso essa avrebbe potuto aggirare la difesa e dilagare….non ritenni opportuno impiegare sulla fronte sud una Compagnia organica…preferii trarre un plotone da ciascuna delle tre compagnie…gli inglesi la pensavano come me…avrebbero attaccato attraverso la rampa…ordinai di disporre i plotoni destinati al contrattacco in ordine di combattimento…fronte a sud…nel fragore della battaglia…ai due striminziti plotoni tratti dalle Compagnie avanzate (il terzo era schierato sulle posizioni a sud n.d.r.) si erano aggiunti tutti i paracadutisti che erano presso il Comando di Battaglione…(quindi effettivi alla Compagnia Comando e Servizi n.d.r.)” .
Frattanto, i legionari si stavano avvicinando e, alle ore 2:00 del 24 ottobre, furono avvistati dagli uomini della XIV che udirono il rombo dei veicoli francesi e diedero l’allarme.
Il Comandante Izzo non riuscì a ottenere immediatamente il fuoco di sbarramento perché, a causa di un cannoneggiamento, vennero a mancare i collegamenti con il Gruppo e la Batteria da 75 mm. Fortunatamente lo stesso accadde anche alla controparte francese, trovatisi senza collegamento radio, i legionari si lanciarono all’attacco dei paracadutisti italiani in un pianoro scoperto, in salita e senza la dovuta copertura dell’artiglieria. Per i valorosi paracadutisti il vedere gli attaccanti avanzare in quel modo scellerato fu un’occasione ghiottissima per lanciarsi in un contrassalto feroce aggredendo l’avversario in piccoli gruppi e da più direzioni, senza risparmiare bombe a mano e bottiglie incendiarie.
Dopo tre ore di batoste, il Ten. Col. Amilakhvari ordinò di ripiegare e riordinare le idee ai suoi comandanti di Compagnia e di Battaglione.
Alle ore 5:30, i legionari si lanciarono ancora una volta all’assalto. La cronaca di questo secondo tentativo la riviviamo attraverso le parole del Generale francese Bernard Saint Hillier : ” il segnale per attaccare fu dato con il lancio di due razzi colorati, rosso e verde. Riuscimmo ad arrivare davanti al pianoro di Naqb Rala, dove facemmo cento-otto prigionieri ( ). Alle ore 6:00, gli uomini del V Battaglione della Folgore ci contrattaccarono urlando. Fu un durissimo colpo che ci fece arretrare. Alcuni legionari furono feriti dai pugni inferti loro dai paracadutisti italiani… riuscimmo a tenere per ancora un’ora, poi a corto di munizioni decidemmo di ripiegare giù per il pianoro. Perdemmo tutti i nostri veicoli colpiti meticolosamente dall’artiglieria italiana…dovemmo trainare a braccia i nostri pezzi da 75 mm. Alle ore 9:00, ci disponemmo a riccio protetti da un campo minato. L’artiglieria e l’aviazione nemica non ci diedero tregua. I legionari sbandati furono raccolti dal luogotenente Branler, un vecchio legionario, veterano della Prima Guerra Mondiale. Il gruppo di Branler fu in seguito intercettato e lo stesso anziano legionario per evitare la cattura si tolse la vita facendosi esplodere la testa con una bomba a mano. Verso le ore 10:00, la 13^ DBLE ricevette l’ordine di ripiegare, proprio in quell’istante l’ultima salva italiana uccise il Ten. Col. Amilakvari…”
Il principe georgiano avrebbe compiuto 36 anni una settimana dopo, il 31 ottobre del 1942.

EPILOGO
Tra i 130 paracadutisti che presero parte ai combattimenti di NaqRala/Qaret el Himeimat si contarono 24 morti, 20 dispersi e 38 feriti incluso lo stesso Ten. Col. Izzo che per questi fatti ricevette la Medaglia d’Argento al V.M. con la seguente motivazione: «Comandante di Battaglione in situazione particolarmente delicata con fermezza e serenità si portava oltre le linee per individuare le più probabili direzioni di attacco nemico. Sviluppatasi violenta l’offensiva avversaria si poneva alla testa dell’esiguo rincalzo e contro-assaltava con indomito valore lottando strenuamente a colpi di bombe a mano. Gravemente ferito rimaneva al suo posto di dovere sino al termine dell’azione vittoriosa.» — El Himeimat – Naqb Rala 24 ottobre 1942.

La 1^ Brigata FFL venne successivamente dirottata altrove e sostituita sul posto dalla 44^ Divisione di Fanteria britannica “Home Counties”.

Dei due benefattori del museo parigino sappiamo che Burgoin si era arruolato nella Legione Straniera a seguito della capitolazione della Francia. Insignito di svariate onorificenze, fu persino citato nel bollettino francese per il coraggio dimostrato in battaglia la notte tra il 23 e 24 ottobre del 1942, quando probabilmente sottrasse ai paracadutisti il loro guidone, riuscendo addirittura a farla franca. Di de Testa du Frac non si trova nulla nella bibliografia consultata per realizzare questa ricostruzione.
I particolari che portarono alla cattura del guidone sono ancora da scoprire!!!


BIBLIOGRAFIA
1 – L’épopée de la 13e Demi-brigade de Légion étrangère, 1940-1945 – di André-Paul COMOR;
– En Route avec la DFL – 1942, Egypt – di Saint HILLIER;
– La bataille d’El Alamein : Juin-novembre 1942 – di Cederic MAS;
– El Alamein – di Francois De LANNOY;
– The Three Battles of el Alamein – di Mario MONTANARI, Stato Maggiore dell’Esercito.
2-Saint HILLIER, Op. citata.
3- Takfir, Cronaca dell’ultima battaglia di Alamein – di Paolo Caccia Dominioni e Giuseppe Izzo
4- Saint HILLIER, Op. citata.
5- La dichiarazione della cattura di 108 paracadutisti non trova riscontro in alcuna fonte.


APPENDICE FOTOGRAFICA

Il Ten. Col. Amilakhvari

Il Tenente Burgoin