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Pubblicato il 03/01/2019

RASSEGNA STAMPA: Andrea Lanfri, la meningite non ferma un sogno chiamato Everest. Gianfranco Paglia: “Vorrei poterlo seguire

Andrea Lanfri, la meningite non ferma un sogno chiamato Everest. Gianfranco Paglia: “Vorrei poterlo seguire”

La malattia gli ha portato via sette dita delle mani e gli arti inferiori ma non la voglia di vivere e di vedere il mondo da un angolo diverso. La gioia del Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e capitano della squadra paralimpica della Difesa


TISCALI.IT
di Paolo Salvatore Orrù

La meningite gli ha portato via sette dita delle mani e gli arti inferiori ma non la voglia di vivere e di vedere il mondo da un angolo che solo uccelli, alpinisti, parà e vololiberisti possono permettersi: dall’alto in basso. Andrea Lanfri, atleta lucchese delle Fiamme Azzurre e Fispes, medaglia d’argento ai Mondiali paralimpici del 2017, si è già imbarcato verso Quito, in Equador, dove tenterà di scalare il Chimborazo, un vulcano alto 6267 metri, la montagna più alta alle latitudini equatoriali. Un allenamento per l’altro suo grande obiettivo, l’Everest. Il Chimborazo non è una vetta facile per nessuno, tanto meno dovrebbe esserlo per un uomo che tenterà di violarlo ‘armato’ di protesi, seppure speciali, in carbonio e titanio. La grande avventura è cominciata il 3 gennaio 2019 e dovrebbe concludersi il 12 dello stesso mese.

Il pensiero di Gianfranco Paglia

La notizia sta facendo il giro del web, perché la sorpresa è tanta. “Mi sorprendo che la gente si sorprenda” – ha detto a tiscali.it con un pizzico di ironia e con molta consapevolezza il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare (è stato ferito in combattimento il 2 luglio del 1993 a Mogadiscio, nel corso di uno scontro con i miliziani somali famigerato Check point Pasta). Paglia – che adesso è il capitano della squadra paralimpica della Difesa – non è invece sorpreso: “io eviterei di fare delle distinzioni fra chi ha problemi fisici e i normodotati, perché lo spirito che li anima è lo stesso: la sfida, la voglia di mettersi in gioco, il desiderio di alzare l’asticella. Certo per i primi è più arduo raggiungere gli obiettivi, ma la caparbietà fa miracoli. Mi piacerebbe essere con lui”. Parole importanti che costringono alla riflessione.

Ecco cosa ha scritto su facebook

L’emozione per questa sua avventura l’ha condivisa su facebook il 31 dicembre del 2018. “Chi viene con me sul Tetto del Mondo? Quattro anni dopo aver vinto la mia battaglia contro la meningite ho un obiettivo e voglio condividerlo con tutti voi: conquistare la vetta dell’Everest! Sarei il primo uomo nella storia con amputazioni a gambe e mani a riuscirci. Certo non posso farcela da solo. Dal 2 al 12 gennaio salirò il vulcano Chimborazo in Ecuador. Più di 6000 metri per preparare la conquista dell’Everest a maggio. Fisicamente so di potercela fare, mi sto preparando da mesi per dimostrare a chi, come me, ha rischiato di morire che tornare a vivere e sognare è possibile. Ora ho solo bisogno della vostra spinta e del vostro sostegno. Bastano due minuti: datemi una mano, io ci metterò cuore, gambe al carbonio e piedi al titanio per portarvi con me sul Tetto del Mondo. Ma fate presto, mancano solo 2-4 giorni”.

Andrea Lanfri cerca altri sponsor

Parole che sanno di miracolo. “Quando mi sono risvegliato nel letto dell’ospedale – ha detto al Giornale – mia madre mi disse come stavano le cose, mi disse che avrei dovuto rinunciare per sempre alla mia passione per le scalate. Io pensavo già che avrei scalato l’Everest: il sogno che mi teneva attaccato alla vita mentre mi trovavo nel letto dell’ospedale San Luca di Lucca nel 2015 quando la meningite mi ha colpito». Il giovanotto ha lanciato una campagna di raccolta fondi per raggiungere quota 6500 euro: “Questo perché un grosso sponsor, Vodafone, si è offerto di cofinanziare la mia spedizione, del costo totale di 13mila euro, se riesco a raggiungere questa cifra con le sottoscrizioni. In questo momento siamo in contatto con un altro sponsor, The North Face». La partenza per il Nepal alla conquista del sogno Everest è prevista per maggio: «Per questa avventura – ha spiegato al quotidiano – serviranno protesi speciali prodotte negli Usa ma assemblate qui in Italia, a Lucca, che siano in grado di reggere alle condizioni climatiche e che siano indossabili per tutto il giorno tutti i giorni».

Con il vaccino non avrei preso l’infezione

In Ecuador la scalata al Chimborazo inizierà il 3 gennaio. A Chakana Lodge la prima salita a quota 3800 metri. “Poi il giorno successivo – ha spiegato la Gazzetta di Lucca – sette ore di cammino fino al rifugio Chimborazo, mille metri più in alto. Il 5 gennaio escursione al Campo Alto a 5300 metri per riuscire ad acclimatarsi. E l’Epifania tentativo di salita in vetta, notte a 6267 metri in tenda e poi ritorno al rifugio. Una preparazione per la missione Everest che si terrà nel maggio 2019”. Davvero un miracolo: “Appena mi sono svegliato dopo l’intervento mi è stata detta tutta la verità. Ho pensato subito al dopo, anche se ero distrutto dal dolore e dai pensieri. Da subito due decisioni. Riprendere la mia vita e battermi per le vaccinazioni. Se fossi stato vaccinato non mi sarei preso l’infezione”.