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Pubblicato il 08/08/2018

RASSEGNA STAMPA- IL GAZZETTINO DI VENEZIA PARLA DI ALESSANDRO TANDURA

Il Gazzettino Venezia
data: 8/8/2018 – pag: 19

La storia di Alessandro Tandura, militare di Vittorio Veneto. Il 9 agosto 1918 fu il primo soldato ad esser lanciato da un aereo durante la Grande Guerra. Una vita rocambolesca culminata nel matrimonio con Maddalena Petterle. Amore e spionaggio: la coppia sottrasse informazioni importanti agli austroungarici, permettendo così la vittoriosa controffensiva italiana

Sandrin l’eroe paracadutista

PER RECAPITARE I DOCUMENTI ALLO STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO I DUE USARONO I PICCIONI VIAGGIATORI
IL CENTENARIO
Questa notte saranno trascorsi cent’anni da quella notte. Un secolo dall’8/9 agosto 1918, quando nei cieli trevigiani avvenne il primo lancio al mondo di un paracadutista in azione di guerra: si tratta della rocambolesca e leggendaria impresa di cui fu protagonista Alessandro Tandura, il pluridecorato militare di Vittorio Veneto, innamorato dell’Italia e di Maddalena Petterle. È alla valorosa coppia di spie al servizio del Regio Esercito Italiano, lui medaglia d’oro e lei d’argento, che il nipote Alessandro Valenti ha dedicato prima una biografia, poi un monologo e adesso la commedia in dialetto «Vinze a Guera e te spose», storia d’amore e di eroismo in scena domani sera.
RICORDI E CARTEGGI
Con questo spettacolo, costruito sui ricordi e sui carteggi di famiglia, rivive lo spirito di un’epoca. A cominciare dall’osteria alle Colonne gestita dai Petterle, luogo di socialità e cultura già prima della Grande Guerra, frequentato da personaggi pittoreschi come Bepi giusta bicicrète (aggiusta-biciclette, ndr.) e Gustèta tàca botòn (attacca-bottoni, ndr.). Alessandro, per tutti Sandrìn per via del suo metro e 56 («due centimetri più alto del re», rimarca però con orgoglio per tutta la vita) fa il filo a Maddalena, che chiama Emmetta. Il 14 settembre 1914 lui si arruola volontario tra i fanti, ma non smette di gironzolare davanti alla sua trattoria. Un giorno la provoca: «Lo so che non ti interesso, ma farò l’ufficiale e poi ti sposerò». Sfida accettata. Noncurante degli sguardi di genitori e avventori, lei lo bacia e annuncia: «Ora siamo fidanzati». E nel 1919 diventeranno pure marito e moglie («Come si è capito, in casa il vero generale era la nonna», sottolinea Valenti), ma di mezzo c’è quel conflitto mondiale da vincere, secondo l’antica promessa.
LA CARRIERA
Prima caporale, poi sergente, quindi sottotenente: la carriera procede di pari passo con le ferite, finché il 27 dicembre 1917 Tandura entra nel 20º reparto d’assalto Fiamme Nere: i famosi Arditi, gli audaci soldati sacrificati sul fronte di Caporetto. Il 30 luglio 1918 il colonnello Amelio Dupont lo convoca a Carbonera: «Abbiamo bisogno di ufficiali coraggiosi che s’infiltrino tra le file del nemico per osservare e riferire. Accetta?». Chiaro che sì: al di là del Piave c’è Maddalena, di cui il giovane non ha notizie da un anno. Alessandro scopre però l’indomani a Resana in che cosa consisterà il suo compito: lanciarsi da un aereo, dietro le linee austroungariche, con un paracadute. Il tenente non sa nemmeno cosa sia, tanto da descriverlo successivamente così: «Un telo de sèda nero dei inglesi, na specie de ombrèa granda che te vièn zò piàn pianìn… o squasi… co’ tacà soto un òn (un telo di seta nera degli inglesi, una specie di ombrello grande con cui vieni giù pian pianino… o quasi… al quale è attaccato sotto un uomo, ndr.)».
IL TEMPORALE
Una settimana dopo è però proprio lui l’omino rannicchiato sotto la carlinga del Savoja Pomilio, pilotato dal maggiore canadese William Baker e dal capitano britannico William Wedgwood Benn, che improvvisamente viene sganciato da soli 1.600 piedi. A causa di un temporale da tregenda che infuria sulla zona, infatti, salta il programma di atterrare sui prati di Sarmede: Tandura cade nel vigneto del parroco di San Martino di Colle Umberto, ma è miracolosamente sano e salvo, perciò tramite dei contadini riesce a far contattare la sorella Emma e la fidanzata Maddalena. Mentre scatta la caccia all’uomo, Alessandro coinvolge le due ragazze nella sua missione di spionaggio, incaricandole di girare tra Serravalle e Ceneda per raccogliere informazioni sulle unità nemiche.
LE MAPPE
Intanto lui si nasconde sul Visentin, organizza gli sbandati di Caporetto per evitare loro l’infamia di essere considerati disertori, si presenta come Antonio Duretti. Ogni tanto non resiste alla passione e allora si arrampica sul fico su cui si affaccia la finestra della sua amata. Così viene ripetutamente catturato, ma riesce a sfuggire all’internamento, una volta scavalcando una staccionata e un’altra saltando giù da un treno in corsa. Nel frattempo Maddalena, riordinando una stanza della sua locanda requisita dagli ufficiali austriaci, trova le mappe topografiche su cui sono segnate la ferrovia che da Sant’Andrea conduce a Sacile e la teleferica che dal Castrum porta le munizioni verso Cison. La donna le copia su un foglio, che porta sul Col del Pel al fidanzato, il quale tramite due piccioni viaggiatori fa recapitare al suo comando quei preziosi dati. «L’indomani racconta Valenti gli aerei italiani bombardarono le due infrastrutture». Non a caso nel suo rapporto Dupont scriverà: «Al tenente Tandura è da ascrivere il merito se l’Armata poté entrare in azione nella battaglia di Vittorio con la piena conoscenza delle unità che aveva di fronte e della loro dislocazione».
LA MORTE
Alessandro ha vinto la sua guerra e può sposare Maddalena. Nascono tre figli: il maggiore è Luigino (morto da partigiano, medaglia d’oro alla memoria), la minore è Carla (mancata adolescente per una malattia). In mezzo c’è la futura mamma di Valenti: «Dellavittoria, così battezzata in omaggio alla città della Vittoria e per reazione alla levatrice, che avrebbe voluto chiamarla Benita», rivela il nipote. Il 29 dicembre 1937 la famiglia può finalmente riunirsi in Somalia, dove Tandura partecipa alla campagna d’Africa. È lì, sul molo di Mogadiscio, che Alessandro vede sbarcare la moglie, si accascia ed esala l’ultimo respiro. Aneurisma, dichiarano i medici. Gioia, sentenzia Maddalena. E il cronista Enrico Bocciner, sul Gazzettino del tempo, annota: «La morte non ti viene mai a prendere davanti, ma ti colpisce alle spalle».
Angela Pederiva