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Pubblicato il 22/05/2020

STAMPANTI 3D SUI CAMPI DI BATTAGLIA : STUDIO DELL’ESERCITO USA

I ricercatori delle forze armate Usa hanno pubblicato poche settimane orsono un’indagine pere incrementare la qualità e la durata delle componenti d’acciaio stampate direttamente sui campi di battaglia con speciali apparecchiature 3D.

L’industria bellica quindi darà , come accaduto in passato, un decisivo impulso allo sviluppo tecnologico, in questo caso delle stampanti 3D che saranno il futuro in molti settori della componentistica industriale .

«Le componenti stampate in 3D mostrano certe caratteristiche che le espongono a degradarsi in modi diversi da quelli delle componenti fabbricate con macchinari tradizionali. Per questo motivo, la stampa 3D è considerata una tappabuchi emergenziale i cui prodotti sono da sostituire al più presto con il pezzo originale appena disponibile.
Jaret C. Riddick, direttore del Vehicle Technology Directorate presso lo U.S. Army’s Combat Capabilities Development Command’s Army Research Laboratory, ingegnere meccanico, porta come esempio quello della graffetta industriale che sopporta 21-30 torsioni prima di rompersi, mentre non è possibile pre-determinare o prevedere a quante torsioni può essere sottoposta la stessa graffetta prodotta in 3d, perchè i risultati sono assai variabili, a parità di materiali e software.
L’indagine ipotizza che l’imprevedibilità delle stampanti 3D sia causata da alcuni vuoti e dalle variazioni tra i modelli digitali e gli apparecchi che li riproducono. Riuscire a calcolare le anomalie dei singoli pezzi permetterebbe di pronosticare il loro ciclo di vita, quindi di garantire l’opportuna manutenzione dei macchinari che ne fanno uso.

Piuttosto che puntare sui sensori, i ricercatori dell’esercito hanno pensato di affidarsi alla capacità della macchina di auto-tararsi, con opportuni programmi, abbassando la possibilità di decadimento del pezzo prodotto.