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Pubblicato il 17/10/2018

VITTORIO VENETO RICORDA 17 ALPINI TRUCIDATI DAI PARTIGIANI . LAPIDE IN DEGRADO .DISCONOSCIUTA UNA MOVM RSI

A Vittorio Veneto c’è una lapide con i resti dei 17 giovani alpini del Battaglione Cadore uccisi da una brigata partigiana in Liguria nel novembre 1944.
Nei giorni scorsi mani pietose hanno deposto 17 rose rosse , una per ogni caduto, in due vasi. In precedenza, altri fiori erano stati posati davanti alla lapide. Segni d’affetto seguiti all’appello lanciato all’inizio del mese da Michele Bastanzetti, tenente degli Alpini in congedo. In una lettera indirizzata al sindaco Roberto Tonon e al presidente dell’Ana vittoriese Francesco Introvigne, Bastanzetti ha sollecitato un restauro del manufatto, che versa in condizioni di degrado. «La lapide ha un valore umano e storico-testimoniale molto importante ma è quasi illeggibile» ha denunciato Bastanzetti . iL 7 novembre 1958 vennero inumati a Ceneda i resti delle salme delle 17 Penne nere vittime del fuoco dei partigiani della quinta Brigata garibaldina a Tortagna (Calizzano, Savona). L’anniversario si avvicina. E’ imporante che lalapide sia ripulita.
Nella lettera, il consigliere cenedese ha chiesto anche conferma che uno degli Alpini caduti a Tortagna, il sottotenente medico vittoriese Mario Da Re, sia effettivamente stato insignito della Medaglia d’oro al Valor militare «e se sì, come mai tale medaglia non sia riportata nel labaro dell’Ana vittoriese e venga dimenticata nelle commemorazioni locali». Alcuni ricercatori hanno evidenziato che la medaglia fu concessa a Da Re dalla Repubblica Sociale italiana.

I FATTI

A fine novembre del 1944, due plotoni di alpini , appartenenti alla 67° compagnia del Battaglione Cadore, Divisione Monterosa, entrano in contatto, sulla strada montana che porta a Bardineto,Savona, con preponderanti formazioni partigiane, la 5° brigata Partigiana Garibaldina composta da ben tre distaccamenti”.

“I combattimenti che seguono sono violentissimi , uno dei due plotoni riesce a sganciarsi e riesce a ritornare al proprio reparto acquartierato a Ceva, mentre l’altro viene circondato, continua a combattere in attesa di rinforzi che tuttavia non possono raggiungere nell’immediato, la zona impervia per sostenere il reparto accerchiato”.

“Il plotone perde nella mischia, l’ufficiale comandante, il tenente Armando Merati, che viene sostituito da un sottotenente medico, Mario Da Re, il quale con altrettanto valore, guida il reparto nella difesa della posizione. Lo scontro dura per otto lunghissime ore la brigata partigiana subisce forti predite, cade negli scontri anche l’alpino semplice Primo Durante armi in pugno”.

“Al termine dello scontro, gli alpini superstiti verranno disarmati e dichiarati prigionieri di guerra. In seguito saranno portati al forte Tortagna e rinchiusi in una cantina, nel livello più basso della fortificazione. La loro vita sta per finire in modo tragico infatti non era precisamente costume delle brigate partigiane rispettare lo status di prigioniero di guerra ai militari della R.S.I..”

“Dopo essere stati segregati all’interno di una cantina del forte Tortagna, gli alpini verranno passati per le armi in spregio a qualsiasi convenzione militare e soprattutto umana. Un giovanissimo alpino, poco più che diciassettenne, sopravvisse alla strage e ebbe la possibilità di riferire al proprio comando cosa accadde ai suoi camerati , il ragazzo si chiamava Albareti e potrà scampare alla morte grazie al sacrificio del suo comandante, il sottotenente Mario Del Re, che chiederà la grazia per il giovanissimo alpino, data l’età”