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Pubblicato il 19/04/2020

23327 MORTI- BASTA CON I CONCERTINI FACEBOOK.

sopra Lena Yokohama, violinista giapponese, che ha suonato per l’ Ospedale di Cremona da un terrazza. Lo ha fatto senza clamori, in solitudine. Era un pezzo di Ennio Moricone. E’ stato un gesto nobile, austero, elegante, che stride fortemente con il chiasso di certi nostri autori

il Dente Avvelenato


Cantanti in astinenza di click, oppure annoiati dalle giornate passate nei loro attici in centro, o nelle ville con parco, ci stanno sfracassando di concerti, concertini, dirette facebook, strimpellate e appelli. Basta! Se avete soldi da donare fatelo. Gli appelli per stare a casa devono farli le autorità. Già, le autorità: parleremo del modo ridicolo con tanto di cancelletto e parole tutte attaccate, come se i motori di ricerca non fossero in grado di portarti alla loro pagina senza storpiare la nostra lingua. Slogan come se fosse un gioco. Ma non lo sono i 23.337 Italiani deceduti, i nostri Nonni falcidiati, i papà e mamme di ogni età. 23.337 morti al 18 Aprile: nemmeno gli “alleati” dopo l’8 settembre 1943 ne avevano uccisi così tanti in soli due mesi. I pensieri tristi non devono essere esorcizzati, devono essere presenti ogni istante nella mente e nel cuore.
Ci vuole silenzio. Ci vuole anche dolore, purtroppo. Ci vogliono lacrime, l’acqua dell’anima, per partecipare a chi ha perso il Nonno, la Nonna, i parenti. Per chi sta fallendo, per chi è rimasto senza lavoro. Date a questi eventi, ai ricordi, lo stesso “pathos” che è riuscita a dargli Lena Yokohama, una bravissima violinista giapponese del museo del violino. Da sola ha suonato con eleganza, nel suo vestito da concerto , in segno di rispetto per i Morti, ha suonato un brano che evoca sentimenti tristi ma che dà forza. Piangere insieme dà forza, come hanno fatto i tanti medici, infermieri, sanitari, ammalati alle finestre, che l’hanno seguita, stupiti da tanta bellezza del gesto. Sbattere le pentole sui balconi sventolando tricolori, sbraitare “volaaare” a vanvera dava fastidio prima , ora è fuori luogo e irriverente.