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Pubblicato il 21/12/2015

UNSI PORTA GLI AUGURI AL LEONE DELLA FOLGORE BARTOLETTI

di Paolo Frediani

LIVORNO – Come di consuetudine una rappresentanza dell’U.N.S.I. e dell’A.N.I.E. ha fatto la visita prenatalizia al Folgorino Giuseppe Baroletti cl.1921, un uomo dalla tempra eccezionale, con una memoria di ferro e sempre sorridente. Beppe, così ama farsi chiamare dagli amici, è un livornese di adozione, venne per la prima volta a Livorno a fare lo spazzacamino nel lontano 1934 e la città labronica gli rimase nel cuore, tanto da tornarci subito dopo la guerra e aver fatto i suoi bravi 4 anni di prigionia.
Portò sulla costa anche la sua dolce sposa, appena ventenne e anche lei trentina,di Ton della Val di Non, nel 1947e qui è rimasto,con la consorte -di recente scomparsa-con la cara figlia Gabriella, il Nipote Dario e il genero Claudio.
Per ricordare brevemente quanto ebbe a sostenere in nostro Bebbe nella fornace di El Alamein, dove era alle dipendenze dell’allora Ten. Ilio Finocchi, Baroletti volontario in numerose pattuglie e ferito una sola volta ad un polpaccio da una scheggia di 88 inglese, che uccise invece i suoi camerati di buca, la sua ritirata di retroguardia al grosso delle nostre Truppe che cercavano lo scampo in Tunisia. Il destino era ormai segnato, gli inglesi ormai padroni dei cieli, del mare e ora anche della terra, con l’ausilio monopolizzatore e determinate del decrittatore di Enigma, riuscirono a far prigionieri coloro che non si sarebbero arresi mai. Beppe fu fatto prioniero al mattino presto del 6 marzo 1943, mentre cercava di riposarsi in una buca, basti pensare che anche il Maresciallo Messe si arrese definivamente con la sua Armata il 13 maggio del 1943.
Beppe da anni fa il nonno accompagnatore di Dario e l’addetto alle spese giornaliere, spesso è chiamato al CAPAR per le sue presentazioni agli aspiranti paracadutisti, durante le quali molte volte viene spesso ricordato al folgorino se mai avesse avuto paura nella battaglie, ma Beppe ogni volta ha risposto sorridendo: “a vent’anni non si ha mai paura di nulla” e di questo ne sono certo perchè lui assegnato nel 1939 alla Sussistenza tanto fece e brigò che raggiunse fra i primi volontari Tarquinia per diventare paracadutista: “figuratevi – dice beppe – se io potevo stare in Sussistenza, mi dava fastidio anche solo il nome”.
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