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Pubblicato il 22/12/2020

24 DICEMBRE 1950: “IL DIO DEGLI ESERCITI” SUL RUWEISAT. (EL ALAMEIN)

di Gaetano Canetti

“Fra sabbie non più deserte sono qui di presidio per l’Eternità i ragazzi della Folgore…”
Ogni Paracadutista Italiano, congedato o in forza che sia, conosce la scritta ed il suo autore.
Ogni Paracadutista Italiano, congedato o in forza che shttps://www.congedatifolgore.com/it/wp-admin/edit.php?post_type=pageia, porta con se’, ben ripiegata nella guaina, questa TRADIZIONE di cui si sente, di cui si vuole sentire, carne viva.
Ogni Paracadutista Italiano, congedato o in forza che sia, esige che ogni viandante Italiano “si arresti e riverisca”.

Ma chi è questo “DIO DEGLI ESERCITI”?
Chi è questo Dio belligerante, clericalmente scorretto, cui Bechi Luserna intende affidare gli SPIRITI di questi Eterni Ragazzi, Eroi di guerra, per di più associandoli nella destinazione ai Martiri cristiani?
Un abbaglio?
Nella Liturgia cattolica oggi non ve n’è traccia ma… facciamo un passo di lato.



Vigilia di Natale, 24 Dicembre 1950.
• Ricognizione n.42
• Presenti: Sillavengo, Chiodini, Abu Seid Mihail guida, Don Luigi Odello Salesiano.
• Settore: Folgore, compagnie 10. 11. 12.
• Recuperate le spoglie di n.4 Paracadutisti Italiani.
• Difficoltà nel procedere di notte tra i campi minati.
• Sosta per la S. Messa di mezzanotte su quota massima del Ruweisat.
• NOTA: “La Messa notturna nel plenilunio, tra i relitti e i rottami del campo di battaglia in uno dei settori più contesi, in presenza di quattro salme di valorosi Paracadutisti appena ritrovate, è stata impressionante…”

Rileggendo, sentendoci oggi ancora lì con loro, potremmo, senza tema di smentita, azzardare il momento più commovente della Funzione, per un Soldato.
Nel vento gelido del deserto, rivolti verso Oriente (quindi nella stessa direzione del fronte per un combattente Italiano), la terribile nevralgia del Conte, i rottami illuminati dai fari ove la battaglia è stata asperrima, le spoglie di quattro eroici paracadutisti sulla camionetta, nella notte in cui Gesù è nato, eccola, ecco l’attesa invocazione:
“Sanctus, Sanctus, Sanctus
Dominus DEUS SABAOTH.
Pleni sunt caeli et terra gloria tua…”


Siamo nel 1950 e la Santa Messa officiata quella notte, è detta “TRIDENTINA” (dal concilio di Trento introdotta nel 1570) in Latino di San Pio V, in cui sia il celebrante che i partecipanti sono rivolti ad Est: oggi chiamata la “Vetus Ordo Missae”.
La Liturgia Cattolica Tridentina aveva ripreso paro paro il termine ebraico “SABAOTH” (plurale dell’ebraico “SABA” ossia “ESERCITO”) agganciandosi direttamente alla tradizione biblica per cui, nelle battaglie di liberazione della Terra Promessa, YAHWEH era il comandante in capo dell’esercito di Israele.


Il “DIO DEGLI ESERCITI”, dunque, esisteva eccome nel 1942, presente nella Tradizione e nella Liturgia; tornando all’intestazione, a “LUI” naturalmente il Comandante affidava per l’Eternità i suoi Ragazzi.
I Soldati Cristiani Cattolici nei secoli precedenti al nostro, si sono sempre rivolti al loro fidato DIO DEGLI ESERCITI (DEUS SABAOTH), a quel Dio che conosceva bene la guerra e la ricomprendeva tra i Sacri Doveri dell’Uomo che difende la Terra dei propri Padri, la propria Famiglia, la propria Tradizione.
Un Soldato della Patria e di Dio, in continuità perfetta, senza alcuna contraddizione: “usque ad effusionem sanguinis”, come per i Martiri.
E oggi?
Com’è diventato il nostro “SANTO”?

Ecco qui, dopo il Concilio Vaticano II, il “Novus Ordo Missae” (non più solo in Latino ma in qualsiasi lingua):
“Santo, Santo, Santo
SIGNORE DIO DELL’UNIVERSO (?!?),
i cieli e la terra sono pieni della tua Gloria…”

Il “Dio dell’Universo…” è un furto premeditato alla Tradizione Cattolica Romana, la cui Curia, in quel 1969 di cambiamento liturgico, era già in buona parte divenuta “politicamente corretta” e sorridente all’unilaterale pacifismo socialista.
E’ dunque con rinnovato coraggio, con rinnovato attaccamento alla propria Terra, con rinnovata fedeltà alla Tradizione, che invitiamo ogni Soldato Italiano Cristiano a rivolgersi a Lui e ad invocarlo così, proprio nella notte in cui nasce al mondo Suo Figlio:

“Santo, Santo, Santo
SIGNORE DIO DEGLI ESERCITI,
i cieli e la terra sono pieni della tua Gloria…”

E se qualcuno dovesse arricciare il naso beh… continueremo, sorridendo, a camminare per la nostra strada.



Matthaeum, 10.34
34Nolite arbitrari quia venerim mittere pacem in terram; non veni pacem mittere sed
gladium.
34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a
portare non pace, ma spada.

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