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Pubblicato il 23/10/2020

IN RICORDO DI TUTTI I LEONI DI EL ALAMEIN


foto sopra: El Alamein- Sacrario italiano -l’arrivo della Staffetta per i Leoni della Folgore. Sullo sfondo Quota 33.
Sotto, il drappello dei Tedofori che avevano appena concluso l’accensione del Braciere, davanti al Leone della Folgore CARLO Murelli che ha combattuto a Quota 105. Era stato invitato dall’Ambasciata italiana a presenziare alla cerimonia che si sarebbe tenuta il giorno dopo, 23 Ottobre 2014 .Per chi sa cosa accadde la notte del 23 Ottobre contro le sue postazioni, è un vero esempio di modestia. La prima linea di difesa venne anientata ma fernò i carri insieme alla seconda linea dove le altre due compagnie ressero all’urto selvaggio dei fanti inglesi ubriachi e delle decine di carri nemici.

Ognuno dei lettori conosce le tre battaglie di El Alamein e l’esito dell’ultima, che portò i Paracadutisti ad abbandonare le postazioni ancora non violate , il 4 Novembre, dopo l’ordine di ritirarsi, che non volevano accettare.
Tutti ci siamo emozionati leggendo gli scritti di chi ha saputo descrivere la epopea delle divisioni italiane e della Folgore: Paolo Caccia Dominioni, Bechi Luserna, Renato Migliavacca ed alcuni paracadutisti , come Raffaele Doronzo e diversi altri. Sappiamo dell’addestramento senza sconti a Tarquinia, poi della loro trasferta nel deserto come Fanti, con le lunghe giornate che i nostri Leoni passavano in buca senza acqua e tormentati dalle mosche , debilitati dalla dissenteria, con le salve di cannonne da 88 inglesi a martello. Sappiamo delle pattuglie notturne, dei gesti di coraggio, degli Ufficiali alla testa dei propri Paracadutisti, che continuavano ad incitare i loro Uomini, anche se feriti in modo irreversibile. Ci siamo commossi leggendo il rapporto del Colonnello Camosso, comandante del 187mo Reggimento, più alto in grado quel giorno della cattura , il 6 Novembre.
Dopo El Alamein ci fu Takrouna, nell’Aprile del 1943, dove i paracadutisti e pochi altri supravvissuti formarono un battaglione e combatterono ancora contro quei neozelandesi ubriaconi e sanguinari con cui avevano un conto aperto.
Bene: quei Leoni ora sono quasi centenari; molti di loro, quasi tutti purtroppo, sono già in Adunata Eterna. Erano e sono umili, schivi, timidi, con quel basso profilo che si possono permettere quelli che non hanno nulla da dimostrare. Di loro abbiamo scritto tante volte e tante altre volte ne parlerò. Volevo ricordarli tutti. Non gradivano e non gradiscono essere citati singolarmente. Non si ritenevano e non si ritengono eroi e si sono sempre scherniti quando se ne parlava e se ne parla con troppi aggettivi oppure sopra le righe. Loro hanno il rimorso di non essere rimasti nel deserto insieme ai loro Camerati e ogni celebrazione, esibizionismo o individualismo gli ha sempre dato fastidio perchè non se ne ritengono degni. Vogliono che siano fatte a chi è nella Sabbia o nel Sacrario.
Ho avuto la fortuna di conoscerne molti. Tutti uguali. Maestri silenziosi. Parlano per loro le pagine di storia ed i loro volti. Chi lo capiva, si sedeva vicino a loro e gli rubava qualche racconto, ma solo dopo averne guadagnato la fiducia. Erano e sono “selettivi”.
Il progetto El Alamein ha fatto per cinque anni consecutivi una Staffetta per i Leoni della Folgore, dal Passo del Cammello al Sacrario, di 114 chilometri. L’ultima nel 2014. Sotto troverete il filmato più completo, quello del 2011.
Anche noi il 23 Ottobre staremo in silenzio, come loro, pensierosi e rispettosi di Tutti quei Soldati.

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